Ti ho amato dal primo istante...

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giovedì 2 maggio 2013

L’asino e il contadino




Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscire. Il povero animale continuò a ragliare sonoramente per ore. Il contadino era straziato dai lamenti dell'asino, voleva salvarlo e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori ma dopo inutili tentativi, si rassegnò e prese una decisione crudele. Poiché l'asino era ormai molto vecchio e non serviva più a nulla e poiché il pozzo era ormai secco e in qualche modo bisognava chiuderlo, chiese aiuto agli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo. Il povero asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò in un pianto irrefrenabile. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Passò del tempo, nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo mentre continuavano a gettare la terra. Finalmente il contadino guardò nel pozzo e rimase sorpreso per quello che vide, L'asino si scrollava dalla groppa ogni palata di terra che gli buttavano addosso, e ci saliva sopra. Man mano che i contadini gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo. Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino l'asino riuscì ad uscire dal pozzo con un balzo e cominciò a trottare felice. (web)



Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo é scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l'alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. Anche nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci dà una mano per aiutarci.
La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra. Quindi, accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema.

TRALLALLERO, TRALLALLA' ^___^



Trallallero trallallà
oh che grande felicità
ho sentito stamattina
la rosa non avrà più la spina

e poi l'ultima appena udita
è che i petali alla margherita
non saranno più strappati
per indovinare se si è amati

tu sarai amato come sei
soprattutto oggi 
che compi 
3 anni!!!
Tanti auguri, Alessandro
Buon compleanno dal tuo amico Ricky
___/)__,-----------’)_•
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mercoledì 1 maggio 2013

La cicala e la formica

C’era una volta una cicala che, seduta beatamente sopra una foglia, godendosi il sole dell’estate, cantava tutto il giorno.
Se passava un topino o una topina in cerca di semi, la cicala cantava:
Ahi, topino, quanto affanno,
che fatica tutto l’anno!
Quanto affanno, topolina:
la fatica ti rovina!
Ma il topino o la topina non l’ascoltava, e continuava il suo lavoro.
La cicala cantava e cantava sulla sua foglia verde, e se un’ape si posava ronzando su un fiore vicino, lei cantava:
Quanta pena,
lavorare!
Quanta pena,
faticare!
Ma l’ape continuava a succhiare il nettare, e non le badava.
Un giorno, mentre stava al sole a cantare, la cicala vide una formica che passava sul terreno lì sotto, trascinando un seme di grano dorato.
La cicala si sporse dal bordo della foglia, e cantò:
Ahi, povera formica,
quanta brutta fatica!
Ahi, povera formica,
quanta triste fatica!
La formica si fermò un attimo, si appoggiò al chicco di grano, alzò il capo verso la cicala, e disse: “perché non mi aiuti, cicala? Così la mia fatica sarebbe minore!”
La cicala rise forte, e poi cantò:
Chi è cicala, chi è formica!
C’è chi canta, e chi fatica!
La formica, senza dire altro, riprese a trascinare il suo chicco di grano.
Passarono le settimane. Passarono i mesi.
L’estate passò, e venne l’autunno. Le giornate erano più corte e più fresche.
Gli animaletti del bosco si affrettavano ad accumulare il cibo nelle tane, mentre la cicala continuava a cantare, anche se un po’ meno forte di prima.
La foglia su cui stava diventava gialla, e le metteva un po’ tristezza.
Un giorno, all’improvviso, la foglia si staccò, e la cicala cadde sul terreno.
Si rimise dritta sulle zampe, tutta confusa, e si guardò attorno. Anche l’autunno, ormai, stava per passare.
Le foglie coprivano la terra, scendendo silenziose dagli alberi, e non c’era in giro molto da mangiare.
La cicala aveva fame, ma il terreno era ormai spoglio. Cominciava a far freddo.
La cicala andava qua e là, frugando dappertutto alla ricerca di qualcosa da mangiare, ma non trovava quasi niente.
Cadde la prima neve. Il sole la sciolse. Poi ne cadde ancora.
La cicala pensò di entrare nella tana del topo, ma non riuscì a spostare il sasso che la chiudeva.
Pensò di entrare nell’alveare, ma era chiuso da una porta di cera.
La cicala, intirizzita e affamata, si avvicinò all’ingresso del formicaio. Era stretto, ma anche lei era diventata magra, e riuscì a passare.
Cammina cammina, arrivò in una grotta dove erano stesi migliaia di chicchi di grano, belli, profumati, dorati.
Alla cicala girava la testa per quel buon odore di grano. Ma attorno al grano c’erano le formiche.
“Sorelle formiche, mi date un po’ del vostro grano?” disse la cicala.
“Il grano è per noi,” risposero le formiche. “Abbiamo lavorato tutta l’estate, per avere cibo adesso.”
“Per favore, solo due o tre chicchi!” implorò la cicala.
“Per portare qui due o tre chicchi, due o tre di noi hanno lavorato due o tre giorni,” spiegò una formica.
“Che hai fatto quest’estate?” chiese un’altra formica.
“Ho cantato,” rispose la cicala.
“E ora balla!” dissero in coro le formiche.
Avviandosi verso l’uscita, la cicala pensò: “Se riesco a passare l’inverno, quando verrà l’estate, un po’ canterò, e un po’ lavorerò”.

  

FILASTROCCA SENZA ETA'

La filastrocca oramai si sa
non ha mai avuto alcun'età
essa è nata insieme al mondo
è nata con il primo girotondo
la filastrocca è bella sempre da amare
nessuno l'ha mai vista d'invecchiare
che piaccia a tutti lo si legge sul viso
sempre strappa almeno un sorriso 
una filastrocca mi piacerebbe di sentire
da qualcuno quando starò per morire
una filastrocca cantata a ninna nanna
come per dormire la diceva la mia mamma.


LA PRINCIPESSA SIRENA

C'era una volta, un re molto ricco e potente.
Questo re aveva una figlia molto bella, che si chiamava Marina.
Marina amava moltissimo il mare.
Ogni mattina si recava in riva al mare, e restava lì ore e ore, incantata, guardando le onde che si infrangevano sugli scogli.
Un giorno il re suo padre, decise di darla in sposa ad un principe di un regno vicino.
Detto fatto, iniziò ad organizzare i preparativi per le nozze.
una mattina, mentre la principessa marina era seduta in riva al mare guardando le onde, vide apparire all'orizzonte un grande veliero tutto bianco.
Sul ponte del veliero vi era un principe, vestito di seta azzurra.
"Salve mia principessa! salutò il principe dal veliero.
"Sono il principe del regno vicino, il tuo futuro sposo. Tuffati Marina, sono venuto a prenderti in sposa!"
Marina rimase stupefatta.
"Ma come?" pensò: "Il mio principe, il mio futuro sposo viene così, dal mare, senza carrozze, senza paggi e senza onori?"
Ma poi, stregata dagli occhi fatati del giovane, che erano blu come il mare, la principessa si tuffò.
Non appena si fu tuffata il veliero e il principe sparirono come per incanto, e un'onda gigantesca la trascinò giù, giù, senpre più giù negli abissi marini.
la principessa si ritrovò in un palazzo tutto d'oro e di cristallo, popolato da conchiglie, piante marine e pesci colorati.
La regina di quel castello era mamma Sirena, una anziana sirena dal cuore buono, che siccome non aveva figli, desiderava tenere Marina con sè, come una figlia.
Mamma Sirena fece indossare alla principessa un mantello color del mare, e subito Marina si trasformò in una sirenetta.
Per impedire a Marina di fuggire dal suo castello, mamma Sirena le mise nei capelli un pettinino d'oro, e immediatamente Marina dimenticò tutto il suo passato: suo padre il re, il suo regno, i suo futuro sposo, tutti i ricordi furono cancellati.
Mamma sirena mise a guardia del castello incantato dei terribili pescecani, con l'ordine di non far entrare e uscire nessuno dal palazzo. Marina viveva felice nel castello di mamma sirena, giocava con i pesci, con i granchi, nuotava nei giardini di piante marine.
Fece amicizia con un grosso granchio che abitava nel giardino.
Questo granchio un giorno le disse:
"Marina, tu eri una principessa, promessa sposa a un principe di un regno vicino a quello di tuo padre. Mamma Sirena ti tiene prigioniera qui, devi fuggire al più presto, altrimenti, resterai qui per tutta l'eternità."
"Ma cosa dici!" disse Marina.
"Io sono una sirenetta, sono figlia di mamma Sirena, ho sempre vissuto qui con lei e non sono mai stata una principessa."
Allora il granchio capì, le strappò con la sua tenaglia il pettinino fatato dai capelli, e così improvvisamente Marina ricordò ogni cosa.
"Dobbiamo fuggire!"
disse la sirenetta.
"Sali sulla mia groppa, ti porterò via di qui" disse il granchio.
E così fecero.
Marina salì in groppa al granchio che, attraversando un passaggio segreto nel castello, la portò in mare aperto.
Mamma Sirena però, si accorse presto che la sirenetta era sparita, e ordinò ai pescecani di inseguire il granchio.
Il granchio, con la sirenetta in groppa, correva più veloce che poteva verso la riva, ma i pescecani nuotavano più veloci di lui e presto lo avrebbero raggiunto e divorato.
Mentre stavano per raggiungere il granchio, accadde un fatto incredibile.
Una gigantesca onda fece scomparire i pescecani, e al loro posto comparve mamma Sirena, con gli occhi tristi.
"Cara mamma Sirena" disse Marina.
"Tu sei stata tanto gentile con me, ma io devo tornare da mio padre, che sicuramente sarà disperato dal dolore per la mia scomparsa, e poi io sono promessa sposa a un principe."
Allora mamma Sirena, che aveva il cuore buono, sorrise, tolse il mantello color mare alla sirenetta, e questa ridiventò immediatamente una splendida fanciulla.
Poi mamma Sirena toccò con la sua bacchetta magica il granchio, che si trasformò un un bellissimo principe.
"Ecco Marina, lui è il tuo futuro sposo" disse mamma Sirena.
"Vi avevo fatto un incantesimo, perchè mi sentivo sola e volevo tenervi tutti e due con me nel mio castello.
Mi avete fatta felice con la vostra compagnia, però ora è giusto che vi sposiate. Ecco Marina, questo è il mio regalo di nozze." e così dicendo mamma Sirena diede alla principessa una grande conchiglia.
"Questa conchiglia contiene una perla bellissima, che vi porterà tanta fortuna.
Fatemi una promessa.
La prima figlia che avrete dovrete chiamarla Perla, sarà la principessina più bella e buona del regno."
I due giovani promisero, abbracciarono mamma Sirena che sparì nelle onde.
I due principi tornarono ai loro rispettivi regni, con la gioia dei genitori che disperavano ormai di ritrovarli.
Dopo pochi giorni furono celebrate le nozze, e così vissero felici e contenti, ebbero tanti figli e la prima figlia la chiamarono Perla, come avevano promesso a mamma Sirena.


IL SONNO DEL GHIRO

Una mia cara amica, diventata nonna per la terza volta di questa bellissima bimba, Sofia, le ha scritto una filastrocca molto carina... la condivido con voi, grandi e piccini.



Nella valle più ridente, nella gola più profonda
nessun birbante sfugga alla mia ronda
chi la legge vuol prendere in giro
non sfuggirà al mio potere, il sonno del Ghiro!


Dolci sogni, piccola Sofia, a te, a mamma Simona e a papà Christian e a nonna Gio! ♡♡♡♥ e altrettanti dolci sogni a tutti voi, piccoli e grandi, che passate da questo piccolo angolo di web... ♡♡♡

Benvenuto MAGGIO! ♥



A MAGGIO tornano i rondinini
sono felici tutti i bambini
sono più lunghe le giornate
facciamo belle passeggiate.