Ti ho amato dal primo istante...

Ti ho amato dal primo istante...

venerdì 2 maggio 2014

Giacomino e il Granfagiolo

Disse la mamma un giorno a Giacomino: «Figlio, lo vedi? E' vuoto il borsellino: cerca qualcuno che abbia del denaro e ci compri la vacca a prezzo caro: digli solo che è sana: attento al trucco: non dirgli che è vecchia come il cucco ...».
E Giacomino con la vacca andò e dopo qualche ora ritornò:  «Mammina cara» disse, «eccomi qui: non poteva andar meglio di così! Non so nemmeno come, mamma bella, ma ho fatto affari, con la vaccherella!»
E lei: «Piccolo verme, spiega il gioco: non l'avrai mica data via per poco!»
Lui mostrò allora un piccolo fagiolo, e lei, come friggendo nel paiolo, saltò e strillò e fece le faville:  «Ma cos'hai fatto, pezzo d'imbecille? Idiota: hai dato via la nostra vacca per questo schifo misero di bacca?»
E preso quel fagiolo lo insultò, e nella spazzatura lo gettò.
Poi, mettendoci tutta la sua lena, percosse Giacomino sulla schiena per più di una mezz'ora, disgraziato, con un'aspirapolvere spezzato.
Ma ecco che, alle dieci della sera, crebbe il fagiolo nella pattumiera: e tanto crebbe, il prodigioso stelo, che al mattino arrivava al cielo.
E Giacomino, con allegra faccia:  «Ma', non è meglio di quella bestiaccia?».
E lei, furiosa:  «Stupido figliolo, non vedi che non c'è neanche un fagiolo?».
E giù botte di nuovo, e lui gridava, e con la mano in alto le indicava:  «Mamma, guarda lassù, quel gran brillio ... Quelle son foglie d'oro, dico io!».
Lei smette di picchiare, guarda, spia:  «Corpo di Bacco, mica è una bugia ...».
Guardando bene, con lo sguardo coglie molte dorate, adorabili foglie.
«Per l'animaccia di tutti i miei cari, mi comprerò una splendida Ferrari! Che cosa aspetti, testa di zucchino? Va su di corsa, e fanne buon bottino!».
E Giacomino saltò svelto e al volo salì lungo il lunghissimo fagiolo, non fece soste e, come una saetta, in poco tempo giunse quasi in vetta: ma ecco, apparve un orribile coso, lì, sopra la sua testa, mostruoso, e un rimbombante vocione s'intese:  «Ucci, balucci, c'è puzza d'inglese!».
E Giacomino, per la gran paura, si calò svelto giù per la verdura.
«Mammina» esclamò. «Oh mamma santa, c'è un mostro orrendo sopra quella pianta! Io l'ho visto, mammina, l'ho veduto: è un gigante orribile e nasuto!»
«Nasuto?»  sibilò la genitrice. «Ti si è seccata la cervice?»
«No, te lo giuro, mamma, mi guardava! Oh, mamma cara, come mi annusava! Diceva: 'Ucci, qui c'è puzza inglese!'».
«Ma certo!» disse lei. «Belle pretese! Ti dico sempre: 'Lavati, fetente!'. Ma tu ti lavi, puzzolone? Niente! Persino me, che pur ti ho generato, con la tua grande puzza hai disgustato!»
«Se tu non puzzi» suggerì il figliolo, «perchè non sali tu sopra il fagiolo?»
E lei:  «Ma sì, ma sì, per la peppina! C'è ancora forza in questa vecchina!».
La gonna oltre il ginocchio sollevò e su per il fagiolo si lanciò.
L'avrebbe o no fiutata quel gigante? Stava in ascolto il figlio, esitante, guardava in alto e aspettava, temendo di risentire quel grido tremendo ...
Ed ecco, giù dall'alto, in quel momento, scese un fracasso di sgranocchiamento, e si sentì la gran voce animale dire:  «Il sapore non era poi male, sebbene troppe ossa abbia trovato ...».
E Giacomino:  «Oh, Divino Padre! Quel mostro mi ha divorato la madre! Lui l'ha fiutata e perciò direi che un po' di puzza l'aveva anche lei!».
Sicché rimase lì molto pensoso e di quell'oro assai desideroso.
'Se io voglio salire fin lassù' questo era il suo pensiero, suppergiù 'senza peraltro esser fiutato, bisogna che ci vada un po' lavato... Sì, un bel bagno è la soluzione!'
E corse a casa e pigliò il sapone e si lavò e fregò completamente: anche i capelli, incredibilmente, e denti bianchi e naso soffiato: come una rosa era profumato.
Poi svelto torna su tra quelle fronde ed ecco che, tra le gengive immonde del mostro, un lieve mormorio si sente:  «Ucci balucci, io non fiuto niente ...».
Quando sentì che il gigante russava Giacomino passò e, a mano brava, di quelle foglie d'oro luminose, larghe, fruscianti, amabili e preziose, raccolse un peso tanto straordinario che diventò di colpo miliardario.
E disse:  «Sì, se valuto il guadagno, è meglio che ogni giorno faccia un bagno!».

("Versi perversi", Roald Dahl)

giovedì 1 maggio 2014

PREGHIERA PER UN FIGLIO ♡ Benvenuto MAGGIO! ♡✿

Maggio è un mese speciale per il mio ♡: in questo mese ricordo un evento speciale: sono diventata Mamma Mi.
Nel profilo facebook della mia amica Denise, ho trovato questa dolcissima PREGHIERA PER UN FIGLIO, che dedico al mio pastrugno che tra qualche giorno festeggerà il suo compleanno. ♡

Da quando sei nato non ho più chiesto nulla per me ...
Ogni volta che alzo gli occhi al cielo è per pregare per te ...
Chiedo solo che tu stia bene, che tu sia forte, che tu sia d'animo nobile e generoso, che tu possa avere una vita meravigliosa e serena ...
Chiedo solo a Dio di aiutarmi ad essere sempre meritevole dell'immenso dono che mi ha fatto e di guidarmi in questo percorso così incredibile e meraviglioso che è essere tua madre.
 

venerdì 18 aprile 2014

Campane di Pasqua



Campane di Pasqua festose
che a gloria quest'oggi cantate,
oh voci vicine e lontane
che Cristo risorto annunciate,
ci dite con voci serene:
"Fratelli, vogliatevi bene!
Tendete la mano al fratello,
aprite le braccia al perdono;
nel giorno del Cristo risorto
ognuno risorga più buono!"
E sopra la terra fiorita,
cantate, oh campane sonore,
ch'è bella, ch'è buona la vita,
se schiude la porta all'amore    

(Gianni Rodari)

 BUONA PASQUA!

mercoledì 9 aprile 2014

Buon compleanno Blog! ✿

Esattamente un anno fa Mamma Mi creava questo blog di raccolta delle fiabe e filastrocche per il suo pastrugno

BUON COMPLEANNO Blog dedicato al mio pastrugno e a tutti i bambini! ✿

sabato 5 aprile 2014

L'ARCOBALENO DI VERDURE

C'era una volta un cuoco che si chiamava Ciambella e aveva un sogno: voleva far mangiare tutte le verdure a tutti i bambini!
Già! Si sa che non sono molto amate e che alla fine rimangono sempre tutte sole solette tristi nei piatti ...
Cuoco Ciambella andava in giro per la città con una grande padella e il suo bel cucchiaione.
«Venite ad assaggiare le buonissime carote!!! Sono fresche appena raccolte dall'orto!!!» gridava, sperando che qualcuno si avvicinasse.
Ma tutti passavano davanti alla padellona e nessuno assaggiava!
Dopo tanti giorni, Ciambella non sapeva più cosa fare!
Un giorno, mentre era nella sua cucina sentì un rumore ... Scoprì che proveniva dal frigorifero... Aprì la porta e sapete cosa vide?? Tutte le verdurine che si erano animate!
Saltellavano tra tutte le cose buone che c'erano dentro!
Ecco che il signor Cavolo, il più saggio del gruppo, ebbe un'idea!
Radunò tutte le altre verdure e disse: «mi è venuta un'idea! So come farci voler bene dai bambini e farci mangiare!! Dobbiamo farli ridere ed essere più divertenti!!»
Lina la Zucchina disse:  «Hai ragione! E io so come! Il segreto sono i nostri colori! Guardateci! Insieme facciamo un bellissimo arcobaleno! C'è il rosso pomodoro, il verde insalata, il viola melanzana, il giallo peperone e l'arancione carota!!!»
Tutte le verdurine rimasero stupite da quello che aveva detto Lina la Zucchina.
Chiesero quindi subito al cuoco Ciambella di fare un arcobaleno con loro!
Egli si mise così a tagliuzzare tutte le verdurine e con una mescolata ecco la magia!
L'ARCOBALENO era bellissimo!

Il giorno dopo, visto che l'idea di Lina la Zucchina funzionò, si ritrovarono tutti nella piazza del paese ed ebbe inizio la buonissima e magica ricetta di cuoco Ciambella.
Dal grosso pentolone uscì un fantastico arcobaleno che incuriosì tutti gli abitanti del paese e soprattutto i bambini che grazie alla fantastica magia dei colori da quel giorno mangiarono la verdura!!!

mercoledì 2 aprile 2014

Buon Compleanno Zia Lori! ✿☆♡


Sono poche le cose che potrei augurati oggi
già la vita ha seminato nella tua storia, qualità, doti e meraviglia,
nel giorno del tuo compleanno voglio solo sussurrarti
che sei una persona davvero SPECIALE,
lasciatelo dire con tutto il cuore.
Ti meriti il meglio! Di tutto un pezzettino del meglio che c’è.
Ti meriti di raccogliere tutto cio’ che hai seminato,
ti meriti di gioire della bellezza che regali al mondo,
ti meriti di espolare i desideri del tuo cuore e vederli concretizzati,
ti meriti di ballare la danza della vita sulle note della Tua melodia,
ti meriti di ridere a squarciagola libera di qualsiasi vincolo o paura,
ti meriti di volare lontano rimanendo vicino con il cuore  a chi ami,
ti meriti di toccare il mondo con l’obiettivo della tua macchina fotografica,
perché come sai vedere tu le cose non le vede nessuno…
ti meriti di gioire in ogni istante di tutto cio’ che hai costruito giorno per giorno,
ti meriti di vedere la bellezza della tua vita e gioirne profondamente,
ti meriti di assaporare quanto splendida sei e correre, correre lontano  a prenderti i tuoi sogni per accorgerti che sono vicini, più vicini di quanto credi. Tra le piccole cose di ogni giorno.
Ti meriti di respirare profondamente e lasciarti andare, e godere della vita.
Oggi, come in ogni altro giorno, ti meriti il meglio di qualsiasi cosa la vita abbia in serbo per te.
Con tutto l’affetto che ho nel cuore!
Buon Compleanno amica mia!✿☆♡ 
Buon Compleanno Zia Lori, che chiamavo "Gheghi" qualche annetto fa... ♡
 

martedì 1 aprile 2014

La storia di Madamigella Aprile


Aprile

Io sono Aprile
e sono il più gentile,
tutti gli alberi li faccio fiorire,
tutti gli uccelli li faccio cantare,
giovani e vecchi faccio rallegrare.

... ma c'era una volta ........una bimba di nome Aprile non proprio sempre gentile! :P

C'era una volta una bambina che si chiamava Aprile. Aprile è certo un nome piuttosto insolito; ma perché mai una ragazzina non si dovrebbe chiamare Aprile, quando ha un fratello che si chiama Agosto e una sorella che si chiama Giugno?
Il papà di Aprile infatti chiamava i suoi figli col nome del mese in cui nascevano.
La cosa aveva molti vantaggi: prima di tutto il loro nome era stampato nel calendario, il che è molto divertente, e poi tutti si assomiglia sempre un po' al mese nel quale si viene al mondo.
Ci sono bambini primaverili, estivi, autunnali e invernali; e sono molto diversi l'uno dall'altro...
Per fortuna, pensate come sarebbe stato noioso il mondo se tutte le persone si assomigliassero..
L'Aprile è indubbiamente un mese pericoloso, è volubile e lunatico, e così era la bimba che aveva ricevuto il suo nome.
Qualche volta si aggirava ballando e cantando per la sua stanza, ma qualche altra batteva il piede destro o il piede sinistro sul pavimento e urlava fino a diventare rossa come un peperone.

A volte si buttava al collo delle persone e le baciava; poi il giorno dopo faceva finta di non averle mai viste.
« Aprile, Aprile, Aprile non sa mai quel che vuole! »
diceva sua madre e sperava che un bel giorno la piccola sarebbe cambiata in meglio.
Ma il meglio non veniva mai, anzi succedeva proprio il contrario.
Tutto a un tratto Aprile prese una nuova abitudine: « Mi dileguo nell'aria!» gridava quando qualcosa la faceva stizzire in modo particolare, e agitava le braccia qua e là come se veramente volesse farlo subito.
« Una brava bambina non si comporta mai così!» l'ammoniva la mamma, ma Aprile urlava:
« Non mi sogno nemmeno di essere una brava bambina e se lo dici ancora una volta mi dileguo nell'aria! ».
E, che è che non è, non aveva ancora chiusa la bocca che ebbe la sensazione di sollevarsi dal suolo e di cominciare a volare.

Saliva veramente nell'aria come aveva minacciato: che sensazione strana provava! Non aveva appiglio da nessuna parte, solo di tanto in tanto batteva la testa contro qualche armadio o contro il soffitto, e che male faceva!
La mamma se ne stava disperata nel bel mezzo della stanza e cercava di tirar giù Aprile per la gonna, ma invano.
Ogni volta che credeva di averla afferrata per la gonna, Aprile ondeggiava di nuovo nell'aria; alla fine non le restò che prendere la bambina per una gamba e tirarla giù.
Ma Aprile, invece di essere contenta e riconoscente per essere ritornata con i piedi per terra, continuava a strepitare: «Mi fai male, finirai con lo slogarmi una gamba! ».
Allora la mamma scosse la testa pensando alla piccola Aprile e disse con tristezza:
«Aprile, Aprile, Aprile non sa mai quel che vuole! »
Quando Aprile andò a scuola, le cose peggiorarono.
Non voleva saperne né di leggere né di scrivere né di far di conto, e non faceva che disegnar pupazzi sul quaderno. Il maestro la metteva ogni giorno nell'angolino in castigo, ma lei tirava fuori la lingua di nascosto e faceva ridere tutti. '
«Non mi resta altro che tagliare una verga dal salice e batterti sul di dietro di santa ragione! » diceva il maestro benché questi sistemi non gli piacessero affatto.
«Be', allora mi dileguo nell'aria!» esclamava Aprile e subito i suoi piedi si sollevavano da terra e ondeggiava nell'aria.
La cosa era così buffa che tutti battevano le mani per il divertimento, ma al maestro si rizzavano i capelli sulla testa perché in vita sua non aveva mai visto una cosa simile.
«Vieni giù subito!» ordinava ad Aprile. «Sei la peggior scolara che sia mai venuta in questa scuola ». Ma anche se avesse voluto,
Aprile non poteva tornar giù, i suoi piedi opponevano resistenza e annaspavano nell'aria.
Oltre tutto si divertiva un mondo a volare così per la classe.
Poteva guardare tutti dall'alto e lo faceva senza risparmio.
Quando però le capitava di battere la testa contro la grande lavagna alla parete, esclamava: «Ahi, Ahi! ».
Certo una lavagna è sempre una cosa dura!
Che altro poteva fare il povero maestro se non tirarla giù?
La prese ben forte per tutte e due le gambe, e le avrebbe dato volentieri un buon pizzicotto.
«Mi fai male, finirai con lo slogarmi le gambe! » gridava Aprile al maestro per tutto
ringraziamento, appena tornava con i piedi per terra; ma per fortuna la campanella della scuola suonava e le lezioni erano finite...
Un bel giorno d'aprile quando le prime violette profumavano tra l'erba tenera e nuova e i ciliegi erano in fiore, aprile andò al parco con papà, mamma, il fratello Agosto e la sorella Giugno.
« Vietato calpestare i prati », era scritto a grandi lettere all'ingresso del parco, ma Aprile non se ne curò per nulla.
Saltò subito sull'erba tenera e le violette, calpestandole dispettosamente.
«Vieni subito fuori di lì! » gridarono in coro il papà e la mamma e Agosto e Giugno, ma Aprile fece marameo ed esclamò: «A me piace star qui e ci rimango », e girava in tondo a destra e a sinistra e calpestava i fiori con i tacchi.
In quella arrivò lungo il sentiero il guardiano del parco e la minacciò con un grosso bastone:
« Fuori dal prato! » ordinò ad Aprile, «vieni fuori subito!
Ti conosco bene. Sei una vera monellaccia!
Ma Aprile tirò fuori la lingua e gridò: « Adesso mi dileguo nell'aria! ».
E cosi fece. I suoi piedi si alzarono da terra ed essa cominciò a ondeggiare nell'aria, ma questa volta non c'era un soffitto che la fermasse.
Aprile volava in alto, sempre più in alto, verso il cielo, e papà e mamma e Agosto e Giugno tendevano le mani verso di lei, ma invano.
Nessun braccio era lungo abbastanza per tirarla giù di nuovo e anche il grosso bastone del guardiano del parco era troppo corto.
Aprile con il suo vestitino rosso ondeggiava come un palloncino, sempre più su, sempre più lontano, finché nessuno la poté più vedere.
Ora si era veramente dileguata nell'aria!
Purtroppo non so dirvi se il mese di aprile, che in fin dei conti era il suo padrino, l'abbia presa con sé o cos'altro possa esserle capitato!