Ti ho amato dal primo istante...

Ti ho amato dal primo istante...

lunedì 5 maggio 2014

POESIA PER IL COMPLEANNO DELLA SORELLA ♡

Venti, ventisette*
La vita si alza e canta
Entrando nel fiore dei tuoi anni migliori*
Sorella, tuo fratello rende onore
A questo lieve amore 
Leggero, ma che non disperde il vento
Che non flette, non langue
Perché ha radici nello stesso sangue
È immune alle vittorie e alle sconfitte
Se io scrivo con l'inchiostro di quel sangue
Le poesie che io ho scritto tu le hai scritte
Le tue mani e le mie mani son sorelle 
Lontane hanno cresciuto cose buie e cose belle
Mentre gli anni hanno girato matte giostre
Di fredde piogge e di tramonti d'oro
Le rime sono nostre
Le date sono loro 


(* non me ne voglia Bruno Tognolini se ho apportato alcune modifiche a questa sua poesia dedicata a sua sorella... la sorellona del mio pastrugno non compie oggi sessant'anni ma ... 27!♡)


Buon Compleanno, Claudia!  ♡

domenica 4 maggio 2014

FILASTROCCA DEI FIGLI DEL MONDO ♡


Tu figlio di chi sei? Son figlio di due stelle
Nel cielo ce n'è tante ma le mie son le più belle
Tu figlio di chi sei? Del sole e della luna
Non splendono mai insieme: cala l'altro e sorge una
Tu figlio di chi sei? Son figlio del villaggio
Dieci madri, venti padri, cento cuori di coraggio
Tu figlio di chi sei? Di un grande albero solo
Ma così alto e forte che da lui io spicco il volo
Tu figlio di chi sei? Di un amore, di un viale
Di un bue e di un asinello, di un dio, di un ospedale
Il nostro nome è uomini, siamo figli e figliastri
Di altri figli degli uomini, della terra e degli astri

 (Bruno Tognolini,

scritta per il libro-bibliografia sulla famiglia "Dipende da come mi abbracci", Libreria Tuttestorie e Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cagliari, novembre 2007, Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013)
 


Treccedoro e i Tre Orsi



C’è una famosa e stolta favoletta che non dovrebbe mai essere letta: sì, resto sempre pieno di stupore su come possa, un bravo genitore, narrare al suo bambino, bravo gonzo, di quella piccola faccia di bronzo, quell’impunita che, con decisione, io manderei dritta dritta in prigione!
Perché? Prova un momento a immaginare: ti sei alzata presto a cucinare e, dopo tanto generoso sforzo, è pronta una buona pappa d’orzo, il buon caffè aromatico, fumante, la marmellata e il pane croccante: e tutto questo già hai ben disposto, le tazze, le stoviglie, tutto a posto: quelle per il papà, per il piccino, e papà dice: «Oh, perbaccolino! Ahi, come scotta, porca la patata! Facciamo una breve passeggiata, finché non si raffredda un pochettino? Su, camminare giova all’intestino, oltre che migliorare l’appetito! ».
Da brava moglie, approvi il marito, e, insomma, siete usciti da un minuto, che quel rospetto avido e nasuto, sì, quella Treccedoro, quel pidocchio, scivola in casa e, in un batter d’occhio, si guarda attorno e vede in un istante le tre scodelle di pappa fumante e, senza starci un attimo a pensare, con il cucchiaio comincia a sbafare.
Io lo ripeto, saresti contenta, dopo aver mescolato la polenta, che un piccolo brigante sconosciuto se la pappasse tutta in un minuto? Ma non finisce qui: stammi a sentire, il peggio, ancora, te lo devo dire!
Tu sei, s’intende, una brava massaia, che provvede alla casa, attenta e gaia: in tutti questi anni benedetti certo hai raccolto molti begli oggetti: dei cherubini dalle ali dorate, mobili antichi di aste raffinate: ma il pezzo più prezioso e più raro, è una graziosa, svelta seggio letta, dei tempi di Regina Elisabetta: un seggiolone ornato, è il tuo gioiello: dalla nonnina l’hai ereditato …
Ma Treccedoro mica ci ha badato: senza pensarci, senza alcun rispetto, ci ha schiaffato il suo grosso culetto e crack! quel seggiolone delicato, senza rimedio è stato fracassato. E almeno lei dicesse: «Santa pace! Oh, che peccato! Oh, come mi spiace …». Ma Treccedoro no: comincia a urlare, e «Brutta sedia marcia! » ad imprecare, e dire parolacce, tutte quelle, che a te fan certo accapponar la pelle: vi accenno solo, perché ben si sa che nessuno stamparle mai vorrà.
Ora, tu credi che la brutta arpia abbia il buon senso di scappare via? Nemmeno per idea: mi spiace assai, ma altre cose turpi sentirai.
Dunque, quella decide di restare, e dice: «Voglio un poco riposare …». Sale di sopra, vede i letti: ed ora, oh, quello che accadrà è peggio ancora!
Solitamente, chi è ben educato, a letto va dopo essersi scalzato: nemmeno i peggiori pelandroni ci vanno con le scarpe e gli scarponi.
No: Treccedoro mica le ha levate: tutte infangate, sozze e incrostate, grumose di poltiglia, di pantani, e, sì, va detto: anche cacche di cani.
Io mi domando ancora: che faresti se tutti questi sudiciumi agresti, queste strafetentissime sostanze, una te le portasse per le stanze, e per di più, immondo animaletto, te ne spalmasse interamente il letto?
E bada bene: in quella brutta storia, a meno che mi inganni la memoria, non è mai detto, e indicato neppure, che quella si levò le calzature!
Non lo trovate un racconto orrendo? Signori: è un processo che pretendo!
«Crimine primo! » dica il Magistrato: profanazione di alloggio privato!
«Altro delitto! » incalzi l’accusante: furto con sbafo di pappa fumante!
«Accusa terza! » insista impietoso: distruzione di mobile prezioso!
«Crimine quarto! »: lesa biancheria con disgustosa e immonda sozzeria!
E dirà il Giudice, senza esitazione: «Sia condannata alla dura prigione! ».
Invece, in quel racconto dissennato, la bestiolina niente ha pagato!
Anzi, i bambini van gridando in coro: «Oh, ce l’ha fatta! Brava, Treccedoro! ».
Be’, quanto a me, la discolaccia orrenda dovrebbe fare una fine tremenda …
Ecco il finale che ritengo adatto: «Papà! » pianse l’Orsetto. «Guarda il piatto! Ma dov’è la mia pappa, papà mio? » E disse l’Orso: «Te lo dico io: vieni con me di sopra, piccolino: la pappa, lo vedrai, è sul lettino … E se qualcuno è dentro, non fa niente: mangiati pure lei, tranquillamente!».

venerdì 2 maggio 2014

Giacomino e il Granfagiolo

Disse la mamma un giorno a Giacomino: «Figlio, lo vedi? E' vuoto il borsellino: cerca qualcuno che abbia del denaro e ci compri la vacca a prezzo caro: digli solo che è sana: attento al trucco: non dirgli che è vecchia come il cucco ...».
E Giacomino con la vacca andò e dopo qualche ora ritornò:  «Mammina cara» disse, «eccomi qui: non poteva andar meglio di così! Non so nemmeno come, mamma bella, ma ho fatto affari, con la vaccherella!»
E lei: «Piccolo verme, spiega il gioco: non l'avrai mica data via per poco!»
Lui mostrò allora un piccolo fagiolo, e lei, come friggendo nel paiolo, saltò e strillò e fece le faville:  «Ma cos'hai fatto, pezzo d'imbecille? Idiota: hai dato via la nostra vacca per questo schifo misero di bacca?»
E preso quel fagiolo lo insultò, e nella spazzatura lo gettò.
Poi, mettendoci tutta la sua lena, percosse Giacomino sulla schiena per più di una mezz'ora, disgraziato, con un'aspirapolvere spezzato.
Ma ecco che, alle dieci della sera, crebbe il fagiolo nella pattumiera: e tanto crebbe, il prodigioso stelo, che al mattino arrivava al cielo.
E Giacomino, con allegra faccia:  «Ma', non è meglio di quella bestiaccia?».
E lei, furiosa:  «Stupido figliolo, non vedi che non c'è neanche un fagiolo?».
E giù botte di nuovo, e lui gridava, e con la mano in alto le indicava:  «Mamma, guarda lassù, quel gran brillio ... Quelle son foglie d'oro, dico io!».
Lei smette di picchiare, guarda, spia:  «Corpo di Bacco, mica è una bugia ...».
Guardando bene, con lo sguardo coglie molte dorate, adorabili foglie.
«Per l'animaccia di tutti i miei cari, mi comprerò una splendida Ferrari! Che cosa aspetti, testa di zucchino? Va su di corsa, e fanne buon bottino!».
E Giacomino saltò svelto e al volo salì lungo il lunghissimo fagiolo, non fece soste e, come una saetta, in poco tempo giunse quasi in vetta: ma ecco, apparve un orribile coso, lì, sopra la sua testa, mostruoso, e un rimbombante vocione s'intese:  «Ucci, balucci, c'è puzza d'inglese!».
E Giacomino, per la gran paura, si calò svelto giù per la verdura.
«Mammina» esclamò. «Oh mamma santa, c'è un mostro orrendo sopra quella pianta! Io l'ho visto, mammina, l'ho veduto: è un gigante orribile e nasuto!»
«Nasuto?»  sibilò la genitrice. «Ti si è seccata la cervice?»
«No, te lo giuro, mamma, mi guardava! Oh, mamma cara, come mi annusava! Diceva: 'Ucci, qui c'è puzza inglese!'».
«Ma certo!» disse lei. «Belle pretese! Ti dico sempre: 'Lavati, fetente!'. Ma tu ti lavi, puzzolone? Niente! Persino me, che pur ti ho generato, con la tua grande puzza hai disgustato!»
«Se tu non puzzi» suggerì il figliolo, «perchè non sali tu sopra il fagiolo?»
E lei:  «Ma sì, ma sì, per la peppina! C'è ancora forza in questa vecchina!».
La gonna oltre il ginocchio sollevò e su per il fagiolo si lanciò.
L'avrebbe o no fiutata quel gigante? Stava in ascolto il figlio, esitante, guardava in alto e aspettava, temendo di risentire quel grido tremendo ...
Ed ecco, giù dall'alto, in quel momento, scese un fracasso di sgranocchiamento, e si sentì la gran voce animale dire:  «Il sapore non era poi male, sebbene troppe ossa abbia trovato ...».
E Giacomino:  «Oh, Divino Padre! Quel mostro mi ha divorato la madre! Lui l'ha fiutata e perciò direi che un po' di puzza l'aveva anche lei!».
Sicché rimase lì molto pensoso e di quell'oro assai desideroso.
'Se io voglio salire fin lassù' questo era il suo pensiero, suppergiù 'senza peraltro esser fiutato, bisogna che ci vada un po' lavato... Sì, un bel bagno è la soluzione!'
E corse a casa e pigliò il sapone e si lavò e fregò completamente: anche i capelli, incredibilmente, e denti bianchi e naso soffiato: come una rosa era profumato.
Poi svelto torna su tra quelle fronde ed ecco che, tra le gengive immonde del mostro, un lieve mormorio si sente:  «Ucci balucci, io non fiuto niente ...».
Quando sentì che il gigante russava Giacomino passò e, a mano brava, di quelle foglie d'oro luminose, larghe, fruscianti, amabili e preziose, raccolse un peso tanto straordinario che diventò di colpo miliardario.
E disse:  «Sì, se valuto il guadagno, è meglio che ogni giorno faccia un bagno!».

("Versi perversi", Roald Dahl)

giovedì 1 maggio 2014

PREGHIERA PER UN FIGLIO ♡ Benvenuto MAGGIO! ♡✿

Maggio è un mese speciale per il mio ♡: in questo mese ricordo un evento speciale: sono diventata Mamma Mi. ♡
Nel profilo facebook della mia amica Denise, ho trovato questa dolcissima PREGHIERA PER UN FIGLIO, che dedico al mio pastrugno che tra qualche giorno festeggerà il suo compleanno. ♡

Da quando sei nato non ho più chiesto nulla per me ...
Ogni volta che alzo gli occhi al cielo è per pregare per te ...
Chiedo solo che tu stia bene, che tu sia forte, che tu sia d'animo nobile e generoso, che tu possa avere una vita meravigliosa e serena ...
Chiedo solo a Dio di aiutarmi ad essere sempre meritevole dell'immenso dono che mi ha fatto e di guidarmi in questo percorso così incredibile e meraviglioso che è essere tua madre.