Ti ho amato dal primo istante...

Ti ho amato dal primo istante...

martedì 18 marzo 2014

Storiella con la S

Sempre solare strega Stellina, si sdraiava solitaria sotto salici sereni, soprassalendo solamente se sentiva saettare streghe su scope, sapendo sua sorella Spirulina scappata sulla scopa sabato sera.
Si straziava Stellina sola, sola, senza sua sorella Spirulina.
"Seccante starsene senza sorellina" sentenziava strega Stellina.
Senonché, sulla sera, Spirulina saltellando senza scopa, sullo stipite saluta sua sorella sbigottita.
"Scopa spiritata!" sbiasciaca strega Spirulina "Scappata senza strega saltellando sulle stelle scintillanti, scopa sciocchina!"
Sorride Stellina seduta sulla sedia, sorride sua sorella senza scopa, sbafandosi salmone sulle scodelle sotto stelle scintillanti.
(Tiziana Capocaccia, http://www.bananabadge.net/ )
 

mercoledì 12 marzo 2014

I Coniglietti Tontoloni

C'erano una volta tre coniglietti tontoloni che vivevano in una casetta di legno fatta di mattoni.
Mamma Coniglietto era davvero tonta. Papà coniglietto era ancora più tonto.
E il piccolo Coniglietto era il coniglietto più tonto di tutti.
Un giorno, i Coniglietti Tontoloni stavano mangiando la zuppa. La zuppa di Mamma Coniglietto era troppo fredda e allora lei ci soffiò sopra. La zuppa di Papà Coniglietto era troppo calda e allora lui la mise in forno. Ma la zuppa del Piccolo Coniglietto era perfetta. Così se la versò nei pantaloni. "E' proprio figlio mio!" esclamò Papà Coniglietto.
I Coniglietti Tontoloni decisero di andare in città e di finire la zuppa più tardi.
"Dobbiamo andarci in macchina o prendere le bici?" chiese Papà Coniglietto.
"Prendiamo le bici" suggerì Mamma Coniglietto. "Così faremo un po' di movimento!"
Così presero le bici.
"Posso guidare la macchina?" chiese Piccolo Coniglietto.
"Non sai guidare" rispose Papà Coniglietto. "Potresti ammazzarci tutti."
"Dài, per favore" insisté Piccolo Coniglietto.
"Ah, va bene" si arrese Papà Coniglietto.
"E' proprio figlio mio!" esclamò Papà Coniglietto.
Quando i Coniglietti Tontoloni arrivarono infine in città, si divertirono un sacco.
Andarono sul lago ghiacciato a pattinare, anche se il lago non  era ghiacciato.
Giocarono a baseball in biblioteca.
E fecero un bel pic-nic nell'autolavaggio.
 Nel frattempo, a casa dei Coniglietti Tontoloni, arrivò una bambina saltellando sul marciapiede. La bambina aveva una pelle molto bianca. La sua pelle era bianca come la neve. Insomma, aveva una pelle così bianca neve ... che tutti la chiamavano ...
Cappuccetto Riccioli d'Oro (anche se nessuno sapeva il perché).
Cappuccetto Riccioli d'Oro entrò a casa dei Coniglietti Tontoloni e si accomodò come fosse a casa sua.
Quando i Coniglietti Tontoloni tornarono, si accorsero che c'era qualcosa che non andava.
"Qualcuno ha dormito nella mia zuppa" disse Papà Coniglietto.
"Qualcuno ha mangiato il mio letto!" esclamò Mamma Coniglietto.
"E qualcuno ha usato la mia crema contro i brufoli!" piagnucolò Piccolo Coniglietto.
Improvvisamente i Coniglietti Tontoloni videro l'intrusa. "Mi chiamo Cappuccetto Riccioli d'Oro" si presentò. "E ho dei bellissimi riccioli d'oro!"
"Ah, già" rispose Papà Coniglietto, "e hai anche dei bei capelli gialli."
I Coniglietti Tontoloni adorarono Cappuccetto Riccioli d'Oro.
A Papà Coniglietto piaceva così tanto che si esibì in una bella danza per l'ospite.
A Mamma Coniglietto piaceva così tanto che si mise a suonare una bella canzone per l'ospite.
E a Piccolo Coniglietto piaceva così tanto ...
... che la buttò nel bel bagno per gli ospiti!
"E' proprio figlio mio!" esclamò Papà Coniglietto.
Infine i Coniglietti Tontoloni tornarono alla loro zuppa che oramai era fredda al punto giusto.
Così se la versarono in testa ...
... e da allora vissero felici e contonti.

lunedì 10 marzo 2014

L'albero Alfabeto

«Questo è un albero Alfabeto», disse la formica.
«E perché si chiama così?» chiese la sua amica.
«Perché non molto tempo fa, quest'albero era carico di lettere. Vivevano una vita felice, saltellando da una foglia all'altra, tra i rami più alti. Ogni lettera aveva la sua foglia preferita, dove sedeva al sole per farsi cullare dalla brezza. 
Un giorno, però, la brezza diventò vento e il vento diventò tempesta. Le lettere, si aggrapparono alle foglie con tutte le loro forze. Alcune vennero spazzate via, le altre si spaventarono tantissimo.
Quando la tempesta passò, le lettere si rannicchiarono, tremanti di paura, tra le foglie dei rami più bassi.
Un buffo insetto a strisce nese e rosse, con le ali di un bel giallo brillante, vide le lettere nascoste nell'ombra. "Ci nascondiamo dal vento", spiegarono le lettere. "E tu chi sei?" 
"Io sono l'insetto delle parole", rispose lui. "Posso insegnarvi a fare le parole. Se vi mettete insieme, a gruppi di tre o quattro, o anche di più, nessun vento sarà così forte da spazzarvi via."
E con molta pazienza, il buffo insetto insegnò alle lettere come mettersi insieme a fare le parole.
Alcune formarono parole corte e semplici come ape o cane, altre impararono a farne di più difficili come foglia, insetto, e perfino uomini.
Le lettere erano felici. Si arrampicarono di nuovo sui rami più alti e, quando il vento arrivò, si aggrapparono alle foglie senza paura. L'insetto delle parole aveva avuto ragione.
Poi, un mattino d'estate, uno strano bruco apparve tra le foglie. Era grosso, violetto e peloso. "Che confusione!" disse quando vide le parole sparpagliate sulle foglie. "Perché non vi mettete insieme, fate delle frasi ... e dite qualcosa?"
Le lettere non ci avevano mai pensato. A quel punto, potevano davvero scrivere e ... dire qualcosa. Così dissero delle cose a proposito del vento, delle foglie e degli insetti. "Bene!" esclamò il bruco soddisfatto. "Però non è ancora abbastanza".
"E perché?" chiesero le lettere, sorprese. 
"Perché dovete dire qualcosa di importante!" rispose il bruco.
Le lettere provarono a pensare a qualcosa di importante, davvero importante. E finalmente trovarono qualcosa da dire. Che cosa poteva essere più importante della pace?
PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA', sillabarono le lettere, emozionate.
"Ottimo!" disse il bruco. "Adesso montate sulla mia schiena." Una dopo l'altra, le lettere salirono sul dorso peloso. 
"Ma dove ci stai portando?" chiesero ansiose, mentre il bruco iniziava a scendere dal tronco.
"Dal presidente", rispose il bruco.»


martedì 4 marzo 2014

ARLECCHINO ^___^

Sono una maschera multicolore
di professione fò il servitore.
Mia prima origine fu bergamasca,
ma non avendo un soldo in tasca,
vissi a Venezia come emigrante.
Sono litigioso, furbo,
intrigante
ma con passetti, saltelli ed inchini
io sono il principe dei birichini!

lunedì 3 marzo 2014

Televisione? Cellulari e giochi elettronici? Meno possibile! ^___*

In questi giorni sto leggendo al mio pastrugno «La Fabbrica di Cioccolato» di Roald Dahl. Bellissimo libro che sia io sia lui stiamo apprezzando! Alla fine del capitolo 27, «Mike Tivù viene teletrasmesso», quando anche l'ultimo dei bambini viziati dai genitori viene tolto di mezzo dall'avventura che vede per protagonista il piccolo Charlie Bucket, gli Umpa-Lumpa, gli omini che collaborano nella fabbrica magica del signor Wonka, canticchiano questa canzone... Si tratta di un NO drastico alla tv! Buttarla in cortile o non accenderla mai, come suggeriscono gli Umpa-Lumpa, direi di no... ma................... la proposta che faccio io, Mamma Mi, è quella di diminuire il tempo di accensione della tv e anche............. in presenza dei nostri bimbi, dei computer, tablet e cellulari... Spesso ultimamente quando si è in attesa da qualsiasi parte e i bambini si annoiano, trac... si dà loro in mano il proprio cellulare a cui abbiamo aggiunto vari giochi ... ma............ a lungo andare... boh...  la mia proposta, quando si è in momenti di attesa è quella di............. leggere o raccontare ai nostri figli una storia. Sarà una piacevole coccola reciproca. E' bello stare vicini e aspettare insieme. Provate! ^__* ✿☆♡ Ed ora... BUONA LETTURA del canto degli Umpa-Lumpa! ^__* ✿☆♡


«Perché un bambino sia bene educato
una cosa importante abbiamo imparato:
non permettete mai e poi MAI,
onde evitare un sacco di guai,
che il miserello se ne stia fermo
davanti a un qualche teleschermo.
Anzi, il consiglio più pertinente
sarebbe non installare per niente
questi apparecchi che rendon cretini
sia i più grandi che i più piccini.
In tutte le case che abbiam visitato
c'era un bambino seduto impalato,
lo sguardo lustro, la bava alla bocca,
davanti a una buffa scatola sciocca.
Taluni possono stare per ore
muti guardando il televisore.
Lo sguardo fisso, l'aria di allocchi,
fuor dalle orbite gli escono gli occhi,
(una volta abbiam fatto un censimento:
ce n'eran venti e più sul pavimento!)
Seduti immoti, ipnotizzati,
come ubriachi paralizzati
con il cervello telelavato
in un massiccio telebucato.
E' vero, signora, che tiene buoni
anche i bambini più birbaccioni,
che così noie più non le danno
e fuor dai piedi un po' se ne stanno
mentre lei scola e condisce la pasta
o con le amiche gioca a canasta -
ma non si è mai fermata a pensare
a tutti i danni che può causare
una massiccia esposizione
ai raggi della televisione?
Non si è mai chiesta esattamente
che effetto esercita sulla mente
ingenua della sua creatura
quell'invenzione contronatura?
FA A TUTTI I SENSI L'ANESTESIA,
UCCIDE TUTTA LA FANTASIA!
RIEMPIE LA MENTE DI PACCOTTIGLIA,
E FA VENIRE GLI OCCHI DI TRIGLIA!
RENDE PASSIVI E CREDULONI,
ALLENTA IN BLOCCO ROTELLE E BULLONI
CHE IL CERVELLO FAN FUNZIONARE,
NON LASCIA PIU' NULLA DA IMMAGINARE,
IL GUSTO PER LE FIABE ROVINA,
TUTTA LA TESTA RIDUCE IN PAPPINA!
A questo punto qualcuno dirà:
"Va bene, va bene, ma come si fa?
Se questo mostro di cui parlate
va eliminato con due pedate,
come faranno i nostri figlioli
a divertirsi, specie se soli?
Come passare una bella serata
senza la tele illuminata?"
Scordato avete la vostra storia?
Vi rinfreschiamo la memoria?
C'era una volta una grande avventura:
la consuetudine alla lettura!
Pieni di libri i comodini,
scaffali, tavoli e anche lettini!
Tutti leggevano e il tempo volava,
e con il tempo la mente viaggiava:
storie di draghi, regine e pirati,
di navi e tesori ben sotterrati;
deserti, giungle e fitte foreste,
cannibali e indios a caccia di teste.
Paesi strani e luoghi mai visti,
malvagi, eroi, tipi buffi o tristi:
di spazio pei sogni ce n'era a iosa,
leggere era un'attività meravigliosa!
Racconti, favole, romanzi, fumetti,
volumi, tomi, libelli e libretti,
ce n'era gran scelta e varietà,
e tutti leggevano a volontà!
Se erano piccoli i bambini
qualcuno per loro leggeva i destini
di Biancaneve e la mela stregata, 
e della Bella Addormentata.
Quanti bei libri, quanti piaceri
potevano scegliere i ragazzi di ieri!
Perciò vi preghiamo, fate il favore,
buttate in cortile il televisore!
Con uno scaffale riempite lo spazio
e pur se i ragazzi saranno uno strazio
per qualche giorno guardandovi male,
colmate di libri quello scaffale;
vedrete che poi, passata la crisi,
pian piano smettete di essere invisi:
per far qualcosa, per curiosità,
saranno colpiti dalla novità.
Sfogliando un libro quasi per caso
più non potranno staccarne il naso:
riscopriranno che gran diletto
è leggere un libro o un giornaletto!
Ci prenderanno tanta passione
che scorderanno la televisione;
i tempi in cui erano vittime inermi
del fascino truce dei teleschermi
un brutto sogno vi sembrerà
e ogni ragazzo grato sarà
a quelli che, con mossa sapiente,
l'han trasformato in teleindipendente!»

(tratto da «La Fabbrica di Cioccolato» di Roald Dahl)

Agata e la Festa dei Colori

Agata uscì di casa, impaziente di vedere cosa le riservava il nuovo giorno. 
"Com'è bello il bosco!", disse la piccola ninfa.
La Natura si era svegliata allegra e di buon umore ed era decisa a trasformare tutto in una bella tavolozza di colori.
Meravigliata, Agata vide gli alberi frondosi e verdi che sollevavano i propri rami verso il grande cielo azzurro.
Vide i fiori che sbocciavano in tutta la loro bellezza, pennellando il bosco con mille colori. Alcuni si aprivano timidamente, cercando il caldo abbraccio di un raggio di Sole, altri fiorivano in tutto il loro splendore, diffondendo per il bosco profumi delicati e gradevoli.
Affascinata da tutta la bellezza che la circondava, Agata esclamò: "La Natura è la miglior pittrice del mondo!".
Poi saltò oltre la grande ninfea e atterrò sull'acqua limpida.
I pesci volanti saltavano vicino alla cascata e i pesci colorati nuotavano vigorosamente, mescolandosi con le larve di effimere. Agata le osservava, curiosa. Erano strane, con le loro tre lunghe code, ma un giorno si sarebbero trasformate, avrebbero messo le ali e avrebbero volato in modo leggero ...
"Ciao Agata!". Di fianco a lei emerse una gallinella d'acqua. Aveva piume marrone scuro, becco vermiglio e camminava sopra a una ninfea scuotendo la testa. "Vuoi vedere il mio nido?"
Agata scese agilmente sull'acqua e aspettò che la gallinella d'acqua si immergesse dolcemente.
Nuotarono verso il canneto e la piccola ninfa vide, appoggiato al suolo, un nido a forma di coppa, con dentro dieci uova con macchie di colore bruno-rossastro.
Sorrise, pensando che anche le uova sembravano colorate dalla Natura.
"Avrai dei figli molto belli" disse Agata alla gallinella d'acqua, che annuì ripetutamente, desiderosa di diventare madre.
Agata si avvicinò alle altre ninfe e vide che erano più allegre.
Cantavano con più forza, ballavano con più energia, diffondevano un profumo più intenso, intrecciavano ghirlande bellissime e tuniche delicate e fluide ...
"La Primavera è una festa nei nostri cuori tutti i giorni" spiegò la regina delle ninfe. "La festa dell'allegria e dei colori!".
La regina cominciò a raccontare alle piccole ninfe che in un posto lontano, laggiù nel regno degli Uomini, in quello stesso periodo dell'anno, un coniglio usciva dalla sua tana, si trasformava in un pittore che dipingeva uova e distribuiva dolcetti.
Era una bella storia e Agata rise, divertita, immaginandosi come aiutante del fantastico coniglio.

Il giorno dopo, il bosco incantato fu svegliato di soprassalto. Alcuni alberi avevano il tronco colorato e alcuni sassi avevano macchie di diversi colori.
Le ninfe e gli animali facevano commenti su quell'opera inaspettata.
"E' bello" dicevano alcuni.
"Non si dovrebbe fare questo alla Natura" dicevano altri.
Ma tutti erano d'accordo su una cosa: "Potrebbe essere stata Agata! Le è piaciuta la storia e ha voluto fare la pittrice, come il coniglio ..."
La piccola ninfa negava, imbarazzata, ma nessuno le credeva.
"Forse è sonnambula" disse qualcuno.
E tutti risero!
Triste, Agata si immerse nel lago. Che cosa poteva fare perché le credessero?
"Vedrai che tutto si risolve" le disse la gallinella d'acqua che nuotava vicino alla cascata.
All'improvviso, Agata vide che anche l'acqua che scendeva dalla cascata era stata colorata.
Scendeva verso il basso a righe colorate e si diffondeva rapidamente in tutto il lago.
Chissà cosa stava succedendo?
"Ahi" gridò la gallinella d'acqua. "La mia bellissima coda! E' diventata rosa! Che orrore!".
Per trovare una soluzione a quel mistero, Agata corse a chiamare la regina delle ninfe. La regina guardò la cascata, poi disse alla gallinella d'acqua: "Non pulire le piume con il becco, perché potresti avvelenarti".
Le ninfe adulte si immersero velocemente, portando con loro l'essenza di purificazione e il lago tornò a essere limpido e cristallino. Pulirono anche gli alberi e i sassi, che erano stati dipinti con quella tintura strana, e le piume della gallinella d'acqua.
La regina delle ninfe spiegò che qualcuno aveva buttato dell'olio nell'acqua, che adesso si mescolava con il liquido e fluttuava sulla superficie.
Spiegò anche che quei colori erano tossici e pericolosi per gli animali e per le piante, e che bisognava usare colori ecologici.
"Agli Uomini piacciono i colori della Natura, ma dimenticano che un giorno potrebbero essere i responsabili della distruzione di quegli stessi colori" disse la regina delle ninfe.
"Scusa, Agata, per aver dubitato di te" continuò. "Mai come questa volta sei stata una vera guardiana".
Confortata per le parole della regina, Agata inscenò qualche passo di danza vicino all'arcobaleno che si era formato con la nebbia della cascata. Poi, si immerse nell'acqua fresca del lago e ballò tranquilla.
Piedi in posizione di balletto, spaccata, piroetta ...
La accompagnavano farfalle di tutti i colori, agitando dolcemente le delicate ali, in una bella danza esotica.
Centinaia di effimere salivano dall'acqua, trasformate in ballerine volanti, e si aggiungevano al balletto, con semplicità ed eleganza.

Questa è la vera
 festa del colore.


domenica 2 marzo 2014

Benvenuto MARZO pazzerello ^___^



Marzo pazzerello
Ecco marzo pazzerello
piedi nudi e giubberello
ricci al vento e viso al sole.
E’ una gioia rivederlo
e se, a tratti, si fa mesto
pur si rasserena presto
e fischietta come un merlo.

Filastrocca marzolina

 Filastrocca di primavera,
come tarda a venire la sera.
L'hanno vista ferma in un prato
dove il verde è rispuntato,
un profumo di viole in fiore
l'ha trattenuta un paio d'ore,
ha perso tempo lungo la via
presso un cespuglio di gaggia,
due bimbi con un tamburo di latta
hanno incantato la sera distratta.
Adesso è tardi, lo so bene:
ma però la sera non viene.

(Gianni Rodari)