Ti ho amato dal primo istante...

Ti ho amato dal primo istante...

giovedì 10 dicembre 2015

LUCE DEL MONDO

Mentre la neve lieve a terra cade
mille luci già adornano le strade
per un festa che non ha l’uguale:

tra pochi giorni ormai sarà Natale.
Papà Franco e il piccolo Riccardo
come sogliono ormai da molti anni
sul ripiano del mobile in soggiorno,
la grotta al centro e un bel paesaggio intorno,
con statue in gesso e un gran cielo stellato
da poco un bel presepe hanno ultimato.
Poi si rivolge il padre al figlioletto
con un racconto che gli vien di getto:
“Fu proprio San Francesco a voler fare
il primo dei presepi e a rievocare
con l’aiuto di un uomo a lui fedele,
al chiarore di fiaccole e candele,
Gesù che, nato in una mangiatoia,
viene per dare al mondo luce e gioia.
Sceglie una grotta come fu a Betlemme
non certo adorna di preziose gemme;
angusto è il luogo ed umido il terreno:
presso la greppia solo un po’ di fieno,
mentre, adagiati su povera paglia,
un bue muggisce e un asinello raglia.
Uomini e donne accorrono festanti,
giungono a frotte, sono proprio tanti;
famiglie intere vengon da lontano
ciascun con una fiaccola alla mano.
A Greccio – questo è il nome del paese
dove Francesco con gran zelo intese
riproporre alla sua generazione
l’unico evento dell’Incarnazione –
s’affrettano a salir frotte di frati
che, da semplici torce rischiarati,
ad una voce, trepidi, gioiosi
si mettono a cantar cori festosi.
Dolce e chiara è la notte, come giorno
nel qual risplenda il sole tutt’intorno,
e poi che un prete celebra la messa
la scena a tutti ben rimane impressa.
Narrano poi che uno dei presenti
mentre eran tutti nel bel canto intenti
in braccio al Santo – par cosa inaudita –
vide un bimbo tornare a prender vita.
Se vedi attorno a te la sofferenza
che ti suscita un senso di impotenza,
non mancar di gustare ciò che è bello
chè questo solo aspetta il tuo fratello.
Nulla puoi dare se non hai stupore
per ciò che è bello: un’alba, un canto, un fiore
che spunta tra le rocce in un mattino...
o il sorriso sul volto di un bambino.
Orma di Dio, ricorda, è la bellezza
e della sua perenne giovinezza,
di Dio che il cuore scruta nel profondo
e per sempre sarà luce del mondo.”

QUESTO E' NATALE?

Nel paradiso degli animali l’anima dell’asinello chiese all’anima del bue: “Ti ricordi per caso quella notte, tanti anni fa, quando ci siamo trovati in una specie di capanna e là, nella mangiatoia…?”
“Lasciami pensare… Ma sì - rispose il bue - nella mangiatoia,  se ben ricordo, c’era un bambino appena nato”.
“Bravo. E da allora sapresti immaginare quanti anni sono passati?”
“Eh no, figurati! Con la memoria da bue che mi ritrovo”.
“Più di duemila”.
“Accipicchia”.
“E a proposito, lo sai chi era quel bambino?”
“Come faccio a saperlo? Era gente di passaggio, se non sbaglio. Certo, era un bellissimo bambino”.
L’asinello sussurrò qualche cosa al bue.
“Ma no! - fece costui - sul serio? Vorrai scherzare spero”.
“La verità, lo giuro. Del resto io lo avevo capito subito…”
“Io no - confessò il bue - si vede che tu sei più intelligente. A me, non aveva neppure sfiorato il sospetto. Benché, certo, a vedersi, era un bambino straordinario”.
“Bene, da allora gli uomini ogni anno fanno grande festa per l’anniversario della nascita. Per loro è la giornata più bella. Tu li vedessi. È il tempo delle serenità, della dolcezza, del riposo dell’animo, della pace, delle gioie familiari, del volersi bene. Perfino i manigoldi diventano buoni come agnelli. Lo chiamano Natale. Anzi, mi viene un’idea, già che siamo in argomento, perché non andiamo a dare un’occhiata?”
“Dove?”
“Giù sulla terra, no!”
“Ci sei già stato?!"
“Ogni anno, o quasi, faccio una scappata. Ho un lasciapassare speciale. Te lo puoi fare anche tu. Dopo tutto, qualche piccola benemerenza possiamo vantarla, noi due”.
“Per via di aver scaldato il bambino col fiato?”
“Su, vieni, se non vuoi perdere il meglio. Oggi è la vigilia”.
“E il lasciapassare per me?”
“Ho un cugino all’ufficio passaporti”.
Il lasciapassare fu concesso. Partirono. Lievi, lievi. Planarono sulla terra, adocchiarono un lume, vi puntarono sopra.
Il lume era una grandissima città.
Ed ecco il somarello e il bue aggirarsi per le vie del centro, trattandosi di spirito, automobili e tram gli passavano in mezzo senza danno, e a loro volta le due bestie passavano attraverso come se fossero fatti d’aria. Così potevano vedere bene tutto quanto.
Era uno spettacolo impressionante, mille lumi, le vetrine, le ghirlande, gli abeti e lo sterminato ingorgo di automobili, e il vertiginoso formicolio della gente che andava e veniva, entrava ed usciva, tutti carichi di pacchetti, con un’espressione ansiosa e frenetica, come se fossero inseguiti.
Il somarello sembrava divertito. Il bue si guardava intorno con spavento.
“Senti amico: mi avevi detto che mi portavi a vedere il Natale. Ma devi esserti sbagliato. Qui stanno facendo al guerra”.
“Ma non vedi come sono tutti contenti?”
“Contenti? A me sembrano pazzi”.
“Perché tu sei un provinciale, caro il mio bue. Tu non sei pratico degli uomini moderni, tutto qui. Per sentirsi felici, hanno bisogno di rovinarsi i nervi”.
Per togliersi da quella confusione, il bue, valendosi della sua natura di spirito, fece una svolazzatina e si fermò a curiosare a una finestra del decimo piano. E l’asinello, gentilmente, dietro.
Videro una stanza riccamente ammobiliata e nella stanza, seduta a un tavolo, una signora molto preoccupata.
Alla sua sinistra, sul tavolo, un cumulo alto mezzo metro di carte e cartoncini colorati, alla sua destra cartoncini bianchi. Con l’evidente assillo di non perdere un minuto, la signora, sveltissima, prendeva uno dei cartoncini colorati lo esaminava un istante poi consultava grossi volumi, subito scriveva su uno dei cartoncini bianchi, lo infilava in una busta, scriveva qualcosa sulla busta, chiudeva la busta quindi prendeva dal mucchio di destra un altro cartoncino e ricominciava la manovra. Quanto tempo ci vorrà per smaltirlo? La sciagurata ansimava.
“La pagheranno bene, immagino, - fece il bue - per un lavoro simile”
“Sei ingenuo, amico mio. Questa è una signora ricchissima e della migliore società”.
“E allora perché si sta massacrando così?”
“Non si massacra. Sta rispondendo ai biglietti di auguri”.
“Auguri? E a che cosa servono?”
“Niente. Zero. Ma chissà come, gli uomini ne hanno una mania”.
Si affacciarono più in là, a un’altra finestra. Anche qui gente che, trafelata, scriveva biglietti su biglietti, la fronte imperlata di sudore. Dovunque le bestie guardassero, ecco uomini e donne fare pacchi, preparare buste, correre al telefono, spostarsi fulmineamente da una stanza all’altra portando pacchi, spaghi, nastri, carte, pendagli e intanto entravano giovani inservienti con la faccia devastata portando altri pacchi altre scatole, altri fiori, altri mucchi di auguri. E tutto era precipitazione, ansia, fastidio, confusione e una terribile fatica.
Dappertutto lo stesso spettacolo.
Andare e venire, comprare e impacchettare, spedire e ricevere, imballare e sballare, chiamare e rispondere e tutti guardavano continuamente l’orologio, tutti correvano, tutti ansimavano con il terrore di non fare in tempo e qualcuno crollava boccheggiando.
“Ma avevi detto - osservò il bue - che era la festa della serenità e della pace”.
“Già - rispose l’asinello - una volta era così. Ma cosa vuoi, da qualche anno, sarà questione della società dei consumi… Li ha morsi una misteriosa tarantola. Ascoltali, ascoltali!”
Il bue tese le orecchie. Per le strade, nei negozi , negli uffici, nelle fabbriche uomini e donne parlavano fitto fitto scambiandosi come automi delle monotone formule di buon Natale: auguri, auguri, altrettanto auguri a lei grazie. Un brusio che riempiva la città.
“Ma  ci credono? - chiese il bue - Lo dicono sul serio? Vogliono veramente tanto bene al prossimo?” 
L’asinello tacque. 
“E se ci ritirassimo un poco in disparte? - suggerì il bovino - Ho ormai la testa che è un pallone. Sei proprio sicuro che non sono usciti tutti matti?”
“No, no. È semplicemente Natale”. 
“Ce n’è troppo, allora. Ti ricordi quella notte a Betlemme, la capanna, i pastori, quel bel bambino. Era freddo anche lì, eppure c’era una pace, una soddisfazione. Come era diverso!” “E quelle zampogne lontane che si sentivano appena appena”. “E sul tetto, ti ricordi, come un lieve svolazzamento. Chissà che uccelli erano”.
“Uccelli? Testone che non sei altro. Angeli erano!”. 
“E la stella? Non ti ricordi che razza di stella, proprio sopra la capanna? Chissà che non ci sia ancora, le stelle hanno la vita lunga”. 
“Ho idea di no - disse l’asino - c’è poca aria di stelle, qui”.
Alzarono il muso a guardare, e infatti non si vedeva niente, sulla città c’era un soffitto di caligine e di smog...


QUESTO E' NATALE??? ...direi proprio di NO!

mercoledì 9 dicembre 2015

BABBO NATALE

BABBO NATALE E’ UN SIGNORE PANCIUTO,
CON RICCIOLI BIANCHI E VISO BARBUTO,
VESTE DI ROSSO, HA TONDI OCCHIALI,
CINTURA, FIBBIA E NERI STIVALI.


SORRIDE SEMPRE ED HA IL CUORE D’ORO,
A TUTTI I BIMBI VUOL BENE UN TESORO:
SI DICE VIVA TRA I GHIACCI IN LAPPONIA
CON UNA TATA DI NOME TONIA


CHE DA’ UNA MANO A SMISTARE LA POSTA
E AD OGNI LETTERA MANDA RISPOSTA.
BABBO NATALE, INSIEME AGLI GNOMI,
FABBRICA TANTI GIOCATTOLI E DONI
E, QUANDO E’ GIUNTO IL MOMENTO SOLENNE,
CARICA BENE LA SLITTA E LE RENNE,



PARTE NEL CIELO STELLATO E SERENO
E GIRA IL MONDO IN UN MEZZO BALENO.

MOLTO AGILMENTE SI CALA DAL TETTO,
SORRIDE AL BIMBO CHE DORME NEL LETTO
E SOTTO L’ALBERO PIANO PIANINO
METTE UN REGALO INCARTATO A PUNTINO.
MANGIA UN BISCOTTO, BEVE DEL LATTE
TORNA A VIAGGIARE PER TUTTA LA NOTTE
E QUANDO INFINE RITORNA DA TONIA
GIA’ ALTO E’ IL SOLE NEL CIELO IN LAPPONIA.

martedì 8 dicembre 2015

GIROTONDO DI NATALE

QUI COMINCIA IL GIROTONDO
DI NATALE IN TUTTO IL MONDO,
UNA FESTA DI PACE E DI AMORE
E DI REGALI FATTI COL CUORE.
A ROMA, GESU’ BAMBINO
PORTA I REGALI A OGNI PICCINO
SI FA AIUTARE DA BABBO NATALE
CON LE SUE RENNE E UNA SLITTA SPECIALE.
SANTA KLAUS A STOCCOLMA
HA UNA CESTA TUTTA COLMA
DI PACCHETTI E REGALINI
PER BAMBINE E PER BAMBINI.
PÈRE NOËL LO TROVI IN FRANCIA,
LUNGA BARBA E GROSSA PANCIA,
DONA A TUTTI I BIMBI FRANCESI
GIOCHI DA FARE PER DODICI MESI.
IN OLANDA, SAN NICOLA,
VESTE BIANCA E ROSSO-VIOLA,
METTE NEGLI ZOCCOLETTI
CON I DONI ANCHE I DOLCETTI.
A SAN PAOLO IL TEMPO E’ ESTIVO
E IL MANTELLO ROSSO VIVO
PAPA’ NATALE FA MOLTO SUDARE,
MA LUI I REGALI CONTINUA A PORTARE.
BON NOËL DIRAI A PARIGI
MERRY CHRISTMAS SUL TAMIGI,
MA A NATALE OVUNQUE ANDRAI
BONTA’ E GIOIA IN DONO AVRAI.


lunedì 7 dicembre 2015

CHE BELLA NEVE...

CHE BELLA NEVE, CHE INVENZIONE
LA NEVE DI LANA E DI COTONE …
NON BAGNA I GUANTI
NE’ LE MANI SENZA GUANTI,
NE’ I PIEDI SENZA SCARPE,
NE’ I NASI SENZA SCIARPE,
NE’ LE TESTE SENZA CAPPELLO,
NE’ LE STUFE SENZA CARBONE,
QUESTA BELLISSIMA INVENZIONE,
LA NEVE DI LANA E DI COTONE.

(Gianni Rodari)

domenica 6 dicembre 2015

L’ABETE DAL VERDE VESTITO

QUESTO E’ L’ABETE DAL VERDE VESTITO

CHE SA DI DOLCI E BEN NOTI PROFUMI

DAI LUNGHI RAMI CHE MAMMA HA RIEMPITO

DI CANDELINE, DI PERLE E DI LUMI.

PALLE DI VETRO, FESTONI COI FIOCCHI

LO FAN BRILLARE E DALLA FINESTRA

SI FA AMMIRARE, MA GUAI SE LO TOCCHI!

SAI, PUO’ SCIUPARLO UNA MANO MALDESTRA.

INTORNO A LUI TU PUOI FAR GIROTONDO

CON I TUOI CARI ED UN CORO INTONARE,

PERCHE’ LA FESTA PIU’ BELLA DEL MONDO


TRA POCHI GIORNI STA PER ARRIVARE.

sabato 5 dicembre 2015

GHIRLANDE E FESTONI

OGGI SAI CHE COSA VOGLIO?
TE LO DICO IN UN ORECCHIO:
FAR GHIRLANDE DI AGRIFOGLIO
DA ATTACCARE SULLO SPECCHIO
DEL SALOTTO E POI UN FESTONE
DA FISSARE SULLA PORTA.
PRENDO PENNA, MATITA E CARTONE,
FIL DI FERRO E UN PO’ DI CORDA,
E POI I RAMI DI UN BEL PINO,
L’EDERA E LE BACCHE GROSSE
CHE CON IL MIO PENNELLINO
IO DIPINGO D’ORO O ROSSE.
POSSO AGGIUNGERE NOCCIOLE,
NOCI, PIGNE, MANDARINI,
PER BELLEZZA ANCHE CI VUOLE
QUALCHE NASTRO O FIOCCHETTINI.
LEGO FOGLIE E RAMI IN TONDO,
SEGUO IL SEGNO SUL CARTONE,
LEGO E MI DIVERTO UN MONDO
ECCO PRONTO IL MIO FESTONE.
QUI PERO’ C’E’ ANCHE UNA GHIANDA
E DI VISCHIO QUALCHE RAMO,
IO L’AGGIUNGO ALLA GHIRLANDA
GUARDA, Sì, ORA CI SIAMO!
CHE BELLEZZA, SULLA PORTA,
SULLO SPECCHIO NON C’E’ UGUALE:
TE L’HO DETTO E TU RICORDA

COME FESTEGGIAR NATALE.