Ti ho amato dal primo istante...

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lunedì 1 dicembre 2014

Babbo Natale, va in pensione

Sabato scorso Mamma Mi ha comprato un libro davvero carino per il suo pastrugno. Una storia di Babbo Natale che fa capire ai bambini (spero anche ai grandi) quanto è importante cercare di evitare il peggio in tutto: basta con il pensare solo ed esclusivamente alla carriera, basta utilizzare sempre l'automobile...
L'autrice, Gabriella Sinigaglia, è stata proprio brava. Spero, che piaccia anche a voi, questa sua storia.
Buona lettura! ^___^ E....... buoni preparativi per la festa più bella dell'anno, il NATALE! ♥


Erano i primi giorni di dicembre, ma l'inverno, quell'anno, non voleva arrivare.

Non si era ancora visto un fiocco di neve e le renne, disperse, pascolavano nelle immense distese di muschi e licheni, alla ricerca di qualche ciuffo di erba fresca.

La cosa strana però, è che insieme a loro c'erano anche gli orsi polari.

Disorientati dal caldo, non si erano ancora avvicinati alla banchisa, né volevano saperne di andare in letargo.

Intanto, a casa di Babbo Natale, era arrivato il momento più atteso dell'anno. Il simpatico vecchietto, in pantofole sulla sedia a dondolo, stava per iniziare la lettura delle letterine ad una folla di folletti impazienti, accoccolati ai suoi piedi.

Di solito, per festeggiare il lieto evento, mangiavano biscotti allo zenzero e cannella, sorseggiando cioccolata calda, ma visto la calura eccezionale, avevano ripiegato su ghiaccioli e limonata fresca.

Ora vi immaginerete Babbo Natale nel suo tradizionale vestito rosso e i folletti nelle loro calzamaglie colorate.

No, niente affatto, non quell'anno.

Erano tutti in mutandine e canottiera.

Un momento, forse quelle di Babbo Natale non erano proprio mutandine!

E va bene, per i più curiosi, erano mutandone rosse, fatte a pantaloncino, con tanti piccoli disegni di renne. Mutandine o mutandone, quel che importa è che Babbo Natale iniziò a leggere la prima letterina.

 "Caro Babbo Natale,

sono stufo dei soliti giocattoli.

Quest'anno vorrei un telefono vero,

un cellulare, così potrò parlare

con i miei amici

ed inviare anche gli sms.

Grazie.

Matteo."

- Per mille renne! Che cosa sono gli sms? - esclamò preoccupato il povero vecchio.

- Sono i messaggi che si scrivono con i telefonini! - rispose il folletto scienziato.

- Sarà meglio leggerne un'altra! - sospirò deluso Babbo Natale.

"Caro Babbo Natale,

ormai sono grande

e i soliti giocattoli

non mi divertono più.

Vorrei una televisione vera,

tutta mia, per poter guardare

i miei programmi preferiti.

Grazie.

Camilla."

- Ci hanno scambiato per un negozio di elettronica! - disse indignato il folletto progettista.

Purtroppo le altre lettere non erano certo migliori: Filippo chiedeva un computer come quello di suo papà.

Francesca dei vestiti firmati per la sua Barbie, che faceva l’indossatrice.

Beatrice un set da trucco come quello della sua mamma.

Marco un aereo telecomandato, uguale a quelli veri, ma in scala ridotta.

-          Meno male! – commentarono i folletti – Non abbiamo mica un hangar per costruirlo! –

Nessuno si accontentava più dei normali giocattoli: tutti pretendevano regali sofisticati, da adulti o per lo meno che ne fossero una imitazione.

Come mai i bambini non desideravano più i giocattoli?

Babbo Natale era sconvolto. Così decise di uscire in giardino a prendere una boccata di aria fresca.

- Babbo Natale! - esclamarono i folletti in coro, - Dove vai in mutande? -
- Chi ha fatto quella bella scultura di neve, a forma di orso proprio davanti a casa? - chiese il vecchietto sulla soglia, non preoccupandosi affatto del suo abbigliamento.
- Non è una scultura, quello è un orso vero! La neve non è ancora arrivata quest'anno! - rispose il folletto più anziano.
- Per tutti i pupazzi di neve! Orsi polari in giardino, le mie renne ancora disperse e i bambini che non vogliono più i giocattoli! - disse sempre più agitato Babbo Natale - Il mondo è impazzito? Forse è colpa del caldo? - Poi aggiunse mogio - Sono troppo vecchio ormai, non riesco a stare al passo con i tempi. Se non posso più accontentare i bambini me ne andrò in pensione. Lascio il mio posto a voi e mi ritiro ai Caraibi. Almeno lì mi passeranno i reumatismi e potrò restare in mutande tutto il giorno! -

I folletti, preoccupatissimi, cercarono di dissuaderlo in tutti i modi ma poi pensarono che, in fondo, una vacanza gli avrebbe fatto bene. Così lo aiutarono a preparare la valigia e pregarono sua cugina, la Befana, di accompagnarlo.

La Befana brontolò un po': lei non aveva nessuna intenzione di andare in pensione e in quel periodo era molto indaffarata a preparare dolci e carbone da consegnare il 6 di gennaio.
Tuttavia, quando capì che Babbo Natale era davvero in crisi, accettò di buon grado, perché, come tutti sanno, sotto le sembianze di strega si nasconde un cuore molto, molto tenero.

- Ci penso io a farlo rinsavire! Va bene un Natale senza neve, ma un Natale senza Babbo Natale che Natale è? - disse con la sua voce roca - Voi confezionate i regali e vi prometto che, per il 24 dicembre, ve lo riporterò come nuovo! -

Detto fatto.
Poco dopo passò a prenderlo, a cavallo della sua turbo-scopa, sfoggiando una insolita tenuta estiva: occhiali da sole, minigonna a fiori e zaino in spalla, o meglio sulla gobba, perché guidando una scopa, la valigia era troppo scomoda.

In effetti, appena la vide, Babbo Natale sembrò ringiovanire all'istante. Memore dei vecchi tempi in cui avevano solcato i cieli come due pirati dell'aria, balzò a cavalcioni della scopa, rompendola.
Per fortuna il folletto progettista modificò l'aspirapolvere di Babbo Natale, che era più robusto e più adatto ad un viaggio così lungo, e i due partirono alla volta dei Caraibi.
Partito Babbo Natale, i folletti si riunirono per decidere cosa fare.
La situazione era grave: i bambini non potevano certo rimanere senza regali, ma d'altro canto, come noto a tutti, i folletti sanno costruire solamente giocattoli.
- Dobbiamo scoprire perché i bambini non vogliono più i giocattoli e per questo dobbiamo osservarli da vicino! - disse il folletto più anziano. - Partiremo oggi stesso, non abbiamo tempo da perdere! -
In fretta e furia radunarono le renne, grazie ai funghi di cui sono tanto ghiotte, e prepararono la slitta. La spedizione era composta dal folletto progettista, dal folletto scienziato e dal folletto più giovane, che con i suoi 200 anni era considerato un bambino.
Dimenticavo il folletto più anziano, che invece di anni ne aveva 400, l'unico in grado di guidare la slitta, oltre a Babbo Natale, naturalmente. 
In un attimo si ritrovarono in mezzo all'azzurro del cielo e sotto di loro le poche case del villaggio sembravano solo dei puntini lontani.

Ma presto entrarono in una fitta cortina grigia e, non vedendo assolutamente niente, furono costretti a lanciarsi in picchiata.

Le renne, una dopo l'altra, cominciarono a starnutire, i folletti, uno dopo l'altro, a tossire e la slitta sobbalzava e zigzagava come se fosse guidata da un ubriaco.

- Meno male che siamo usciti dalla nebbia! - esclamò il folletto più giovane.
- Non è nebbia, ma smog! - precisò il folletto scienziato, indicando l'enorme fila di veicoli in coda sotto di loro - Ora capisco perché fa così caldo. Questi gas di scarico, che ci hanno fatto tossire e starnutire, sono responsabili dell'effetto serra! -
- So tutto sulle serre! - esclamò il folletto più giovane, reduce da un corso di giardinaggio.
- Lasciano passare i raggi del sole che riscaldano l'aria e la terra e trattengono il calore, che non può più uscire. -
- Vuoi dire che la terra è avvolta in una copertina di smog che la riscalda troppo? - chiese il folletto progettista.
- Proprio così! Ora però dobbiamo trovare i bambini - disse il folletto scienziato - Come mai non sono fuori a giocare? -

In effetti, il panorama cittadino non era per niente invitante: case grigie, strade grigie e pochi alberi malconci, grigi.
Il tutto incorniciato da un cielo grigio, che  faceva appena filtrare un pallido sole.
Allora puntarono un palazzo alto, fatto tutto di vetro e si avvicinarono con la slitta in modo da poter sbirciare al suo interno. Ecco dove erano i bambini! In casa! Ma cosa stavano facendo?
Alcuni guardavano la televisione con aria annoiata, altri sembravano ipnotizzati di fronte al computer, altri ancora schiacciavano con foga i tasti dei videogiochi o dei telefonini.

- Meno male che Babbo Natale non è qui, gli si spezzerebbe il cuore! - sospirò il folletto più anziano.
- Questi bambini  sembrano così infelici! -
- Lo sono! - disse il folletto più giovane. - Guardate al terzo piano! Il bimbo biondo con la camicia a scacchi è Matteo, quello che ha scritto la prima letterina.

In questo istante sta pensando:
«Speriamo che Babbo Natale mi porti il telefonino così potrò sentire la voce di qualcuno che conosco mentre sono solo! Sono già le sei, dov'è la mamma?»
E la bimba con le trecce, al quinto piano, è Camilla, che ha scritto la seconda letterina.

Lei invece sta pensando: «Speriamo che Babbo Natale mi porti la televisione, così la metto in camera mia e il mio programma preferito mi terrà compagnia mentre faccio i compiti. Ma quando arriva papà?»
Il folletto più giovane aveva infatti il potere di leggere nel pensiero dei bambini; in realtà era una dote innata di tutti i folletti che si attenuava però con il passare degli anni.

Vi ricordate Filippo, Francesca, Beatrice e Marco? Anche loro abitavano in quel palazzo. Che coincidenza!

Filippo aveva chiesto un computer perché suo padre faceva il programmatore.
Francesca voleva vestiti firmati per la sua Barbie, perché sua madre lavorava per uno stilista d'alta moda.
Beatrice, che desiderava un set da trucco, aveva la mamma truccatrice e indovinate che mestiere faceva il papà di Marco, che voleva un aereo?
Quella non era una coincidenza, pensarono i folletti, e neanche spirito di imitazione. Era un modo per sentirsi vicini a mamma e papà, per essere solidali con loro condividendo la fatica di quel lavoro che li allontanava da casa troppe ore al giorno.

- E' quasi ora di cena! - disse il folletto progettista accusando un languorino,  - dove sono i genitori dei bimbi? -
- Sono imbottigliati nel traffico! - rispose il folletto più anziano.

Alla parola "traffico" il folletto scienziato si illuminò: - Ho trovato! Ho trovato la soluzione per tutti i problemi! -

Ma siccome, si sa, gli scienziati sono tutti un po' strani, non volle rivelarla a nessuno prima di essere di nuovo a casa.

Quell'anno Babbo Natale, più abbronzato che mai, consegnò regali a tutti i genitori! Sì, avete capito bene! Biciclette per tutti, grandi e piccini. Per riscoprire il piacere di stare insieme durante una sana pedalata.
Addio ingorghi, addio smog!

Papà e mamma ritrovarono finalmente il tempo per stare con i loro bambini ed insieme impararono nuovamente a giocare.

Vi chiederete: a giocare con cosa? Con i doni portati da Babbo Natale, naturalmente!

Ad ogni bambino fu regalato un progetto per realizzare, con l'aiuto di mamma e papà, il proprio giocattolo.

Camilla fece il suo televisore con uno scatolone di cartone, una lampadina all'interno e lo schermo di carta velina e si divertì un mondo a mettere in scena i suoi programmi preferiti, senza l'interruzione della pubblicità.

Matteo costruì un telefono con due bicchierini di plastica legati da un filo e ne fu entusiasta, anche se non mandava gli sms.

Filippo riuscì a riprodurre il primo computer dell'umanità: il pallottoliere.
Certo mancava la connessione internet, ma non si può avere tutto!

Francesca cucì per la Barbie splendidi vestiti, firmati da sua madre, con l'aiuto di carta modelli.

Beatrice si preparò da sola i trucchi usando, come da progetto, solo sostanze naturali e truccò con successo le bambole, se stessa e sua madre.

Con carta velina e bacchette di legno, Marco costruì uno splendido aquilone a forma di aereo. E non ci crederete,  imparò a farlo volare meglio di suo padre, che era pilota.

Insomma quel Natale, che era partito così male, fu un grande successo. Si divertirono tutti moltissimo, soprattutto il folletto progettista, che aveva lavorato come un pazzo, giorno e notte.

Quanto all'orso polare nel giardino di Babbo Natale, il folletto scienziato l'ha convinto poi ad andare in letargo.

Gli ha spiegato che, se tutti andranno in bicicletta, diminuirà l'effetto serra e quindi tornerà a fare freddo. Non so se l'orso abbia capito. Di sicuro non sapeva andare in bicicletta, forse per questo si è ritirato in letargo.

(Gabriella Sinigaglia)

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