Ti ho amato dal primo istante...

Ti ho amato dal primo istante...

venerdì 6 febbraio 2015

E la mia, di mamma?


Da quando ho partorito con

dolore

e ho in braccio questo bimbo

pretenzioso

mi scopro a ripensare a

un'altra donna

che un dì ha tenuto me allo

stesso modo.

Adesso che ho saltato lo

steccato,

e sono dalla parte genitore,

rivaluto sotto diversa luce

l'amore, il sacrificio ed il

dolore.

'Non puoi capirlo finché non 

lo vivi',

le volte che ho sentito 'ste

parole,

non le ho credute mai,

naturalmente,

adesso sono chiare come il sole.

"Sei carne di mia carne,

gamba, braccio,

le pene tue son mie, sei un

piezz 'e core;

sbuffavo insofferente

"esagerata!",

perché non conoscevo questo 

amore.

Adesso ho nuovi occhi per 

vedere,

da madre a madre passa il

testimone,

adesso so cosa si prova e sente,

adesso t'ho capito, finalmente.
 

(Simona Bonariva, "Filastrocche appena nate")

 
BUON COMPLEANNO, MAMMA! BUON COMPLEANNO, NONNA DEL MIO “PASTRUGNO”!

venerdì 23 gennaio 2015

Tempo di iscrizione alla scuola primaria...

Dal 15 gennaio sono partite le  iscrizioni dei bambini che a settembre prossimo frequentaranno la prima classe della scuola primaria. Il mio pastrugno sarà uno di questi bimbi. E' stata una grande emozione per Mamma Mi digitare sulla tastiera del pc compilando l'iscrizione on line.

Lui, il pastrugno, è un po' combattuto: gli dispiace salutare dopo tre anni la sua Sabry, la maestra della scuola materna, però è anche felice di poter poi imparare tante cose... A lui e a tutti i bambini che a settembre inizieranno una nuova piccola grande avventura della loro vita dedico questa storia.

Anselmo va a scuola

Questo è Anselmo. Ha cinque anni e nove mesi, come me.
Siamo nati lo stesso giorno.
Ad Anselmo piacciono le carote, ma soprattutto, quando andiamo in automobile, gli piace viaggiare sul ripiano di dietro, perché si vede meglio che dal finestrino e si possono salutare i cani e i gatti nelle altre macchine.
Una settimana fa, ho dato ad Anselmo la notizia: "Dopo l'estate, cominceremo la scuola". Lui non ha detto niente: ha solo tirato su con il naso e si è aggiustato i pantaloni.
Anselmo è un coniglio di poche parole: io e lui ci intendiamo benissimo a sguardi.
Però, poi, ha piegato l'orecchio sinistro, come quando è un po' agitato.
E io ho capito che c'era bisogno di fare qualcosa.
La nonna ha cucito un vestito nuovo per Anselmo. Giacca e pantaloni rosso fiammante: un completo che sognava da tempo. "Per il tuo primo giorno di scuola" gli ho detto, mentre scartava il pacco regalo. Ha fatto un gran sorriso. E non finiva più di guardarsi allo specchio. Però, poi, mi sono accorto che anche la punta dell'orecchio destro aveva cominciato a piegarsi.
Ho chiesto alla mamma di fare la torta di carote: Anselmo davanti a una torta di carote ritrova coraggio, salute e buon umore.
Una volta, dopo averne mangiate due fette, ha raccontato una barzelletta. Ora non la ricordo: parlava di due scarabei che si incontrano ...
Le barzellette dei conigli sono molto strane. Ma noi abbiamo riso tutti perché eravamo contenti per lui.
La torta, però, non è servita a niente. Cioè, Anselmo l'ha mangiata, e gli è piaciuta, come sempre.
E siccome, come tutti i conigli, è educatissimo, ha fatto anche  i complimenti alla cuoca.
Ma si capiva bene che i suoi pensieri erano tristi. Infatti non erano lì, con noi. Ma da un'altra parte. E a giudicare dall'espressione, non doveva proprio essere un bel posto.
Così, di sera, a letto, ho deciso di parlargli: "Anselmo" gli ho detto. "Da qualche giorno mi sembri triste. Ho fatto qualcosa che non va? Ho detto qualcosa che ti ha offeso?"
Lui si è girato verso di me, mi ha stretto e mi ha chiesto se è proprio necessario che ci venga anche lui, a scuola. Aveva i piedi gelati! Così ho pensato: "Un bel viaggio, io e lui da soli: ecco quello che ci vuole". Così, quando tutti se ne sono andati a dormire, siamo sgattaiolati fuori di casa.
Il pomeriggio avevo parcheggiato la mia auto in giardino, davanti alla porta della cucina.
E via! Siamo partiti. Anselmo all'inizio mi pregava di guidare piano. E si è spaventato un po' quando la macchina è decollata. "Perché non mi hai mai detto che la tua macchina vola?" ha protestato. "Mica bisogna dire sempre tutto..." ho risposto io. Infatti, che gusto ci sarebbe?
Poi, però, quando ha visto la città dall'alto con tutte le luci accese, "Guarda!" ha esclamato. "Quella laggiù è casa nostra". Alla fine, è apparsa la scuola. E Anselmo ha ricominciato a tremare.
Adesso è estate, e la sera fa fresco. Così siamo entrati nella scuola attraverso le finestre aperte. Le aule erano tutte blu, per la luce della luna. Volevo mostrare ad Anselmo che posto tranquillo può essere, una scuola.
Con piccoli banchi e bei disegni di animali appesi ai muri. Animali come lui, ma di tutte le parti del mondo.
Ma poi mi sono accorto di una cosa: i banchi non erano vuoti. C'erano sedute delle lettere dell'alfabeto. "Presto comincerà il nuovo anno" ha detto una di loro. "Speriamo che quest'anno non ci capiti un bambino come quel Francesco di prima E" ha detto l'altra. "Dimenticava sempre di mettermi. E non sai che guaio tornare a casa per una lettera perduta: treni, autobus, tram ,,,"
In un'altra aula, due libri confabulavano fra loro. "A pagina 10 ho ancora una ditata di cioccolato dell'anno scorso" si lamentava uno.
"Sei stato fortunato: io sono rimasto un'intera giornata in una cartella con un barattolo di colla" ha detto un altro.
Allora è intervenuto un dizionario. "E io? La pagina del verbo essere non so ancora dove sia finita. Un righello dice che è diventata una barchetta di carta. Chissà ora dove sta navigando".
"Sono bambini, cosa pretendete?" è intervenuto un mappamondo. "Avete idea di quante volte, cascando di mano a uno di loro, dallo spavento mi si è fulminata la lampadina?"
In quel momento, qualcosa ha richiamato la mia attenzione. "Guarda!" ho esclamato.
In mezzo al corridoio fluttuava una luce fioca. "Seguiamola ..." ha sussurrato Anselmo.
In certe occasioni, i conigli possono diventare molto coraggiosi. Così, siamo arrivati nell'aula dei computer. Tutti gli schermi erano accesi.
"Ah, i bambini!" si lamentava un modello nuovo fiammante. "L'altr'anno a mio zio hanno fatto saltare quattro tasti. Quello della A, della B, del 5 e quello del punto e virgola".
E il suo vicino, per consolarlo: "Su, fatti forza. I bambini non lo fanno apposta, sono solo pieni di vita".
"Appunto ..." ha ribattuto l'altro. "E io sono così fragile!"
Ad Anselmo quel computer ha fatto una pena terribile. "Bisogna fare qualcosa" ha mormorato.
Mentre parcheggiavo l'auto, gli si è avvicinato. "Senti, non ti devi preoccupare" ha detto. "E' vero, i bambini sono vivaci. Ma anche molto gentili. Pensa a me: c'è qualcosa di più delicato di un coniglio? E guarda: neanche una scucitura!"
A quelle parole il computer è sembrato rinascere.
E non la finiva più di ringraziare.
In quel momento, però, mi sono accorto di quanto fosse tardi.
Così siamo risaliti in automobile.
Anselmo era più tranquillo che all'andata.
Ha voluto fare due giri capovolti intorno al campanile.
E poi ha cantato la nostra canzone preferita.
E' venuta bene perché in sottofondo si sentivano i grilli.
Stamattina, dopo colazione, con Anselmo siamo andati in giardino a giocare.
Era veramente di buon umore.
L'ho capito dalle orecchie: tutte e due dritte.
Ogni tanto mi schiacciava l'occhio: niente può fare più felice un coniglio di un segreto da mantenere.
Poi, sull'altalena mi ha chiesto se ho già pensato a cosa mettermi il primo giorno di scuola.
A me è venuto un po' da ridere. Ma mi sono trattenuto. Ad Anselmo piace tantissimo parlare di vestiti. Guai, offenderlo.

(Giovanna Zoboli, Simona Mulazzani)

giovedì 22 gennaio 2015

Brrr.... "i tre giorni della merla" si stanno avvicinando... brrrr.... brrr...


Tanto, tanto tempo fa a Milano ci fu un inverno molto rigido.
La neve scendeva dal cielo e copriva tutta la città, le strade, i giardini.
Sotto la grondaia di un palazzo in Porta Nuova c'era un nido di una famigliola di merli, che a quel tempo avevano le piume bianche come la neve. C'era la mamma merla, il papà merlo e tre piccoli uccellini, nati dopo l'estate.
La famigliola soffriva il freddo e stentava a trovare qualche briciola di pane per sfamarsi, perché le poche briciole che cadevano in terra dalle tavole degli uomini venivano subito ricoperte dalla neve che scendeva dal cielo.
Dopo qualche giorno il papà merlo prese una decisione e disse alla moglie:
"Qui non si trova nulla da mangiare, se continua così moriremo tutti di fame e di freddo. Ho un'idea, ti aiuterò a spostare il nido sul tetto del palazzo, a fianco a quel camino così mentre aspettate il mio ritorno non avrete freddo. Io parto e vado a cercare il cibo dove la neve non è ancora arrivata".
E così fu fatto: il nido fu messo vicino al camino e il papà partì. La mamma e i piccoli uccellini stavano tutto il giorno nel nido scaldandosi tra loro e anche grazie al fumo che usciva tutto il giorno dal camino.
Dopo tre giorni il papà tornò a casa e quasi non riuscì più a riconoscere la sua famiglia! Il fumo nero che usciva dal camino aveva colorato di nero tutte le piume degli uccellini!
Per fortuna da quel giorno l'inverno divenne meno rigido e i merli riuscirono a trovare cibo sufficiente per arrivare alla primavera. Da quel giorno però tutti i merli nascono con le piume nere e per ricordare la famigliola di merli bianchi divenuti neri gli ultimi tre giorni del mese di gennaio sono detti: i tre giorni della merla.




giovedì 18 dicembre 2014

Rispetta i miei tempi e i miei ritmi ^__*

La  biblioteca di Biassono ogni giorno concede a noi mamme e ai nostri piccoli una piccola pillola di saggezza per questo Avvento 2014, che hanno chiamato biblioavvento
Ciò che ho letto oggi mi è piaciuto molto e desidero condividerlo con il mio pastrugno e con tutti coloro che, come lui, amano le fiabe e le filastrocche che ho raccolto qui e che ci seguono. Con affetto, Mamma Mi.
Rispetta
i miei tempi e i miei ritmi
che non sono i tuoi:
io ho bisogno di lentezza
e di calma per imparare,
per crescere, per farmi uomo.
I miei sono i tempi della terra,
i ritmi lenti delle stagioni,
del seme che si fa grano
quando il momento è giunto.
Non prima.
Lasciami libero di essere chi sono,
di diventare ciò
che sono destinato ad essere.
 

sabato 6 dicembre 2014

Buon compleanno, Sabry ♥

Ieri il mio pastrugno con i suoi compagni ha regalato un piccolo fiorellino alla sua maestra per augurarle un felice compleanno.

Ecco oggi
tutti presenti,
di star con te siamo contenti.
Musica,
allegria
per festeggiare questa giornata.
Tamburi, pifferi,
campanelli
per augurarti gli anni più belli.

mercoledì 3 dicembre 2014

L'ALBERO MAGICO

- 22 giorni alla festa più bella dell'anno: il Santo Natale, la festa dell'amore e dei bambini. Che gioia preparare in questi giorni l'albero di Natale ed il presepe insieme ai nostri bambini...
Mamma Mi e il suo pastrugno dedicano a tutti voi, grandi e piccini impegnati in questi giorni nella decorazione dei propri alberi di Natale e dei propri presepi, questa simpatica filastrocca dell'indimenticabile Gianni Rodari.

L'ALBERO MAGICO
 
Non cercarlo nel libro
di scienza naturale:
l'albero di Natale
è l'albero della magia.
Vi crescono in compagnia
arance, mandarini,
caramelle, cioccolatini,
torroni, lumini ...
Ma i frutti più buoni
sono i frutti a sorpresa
che maturano a mezzanotte
nei loro pacchetti,
mentre tu aspetti a letto,
fingendo di dormire,
che ti vengano a chiamare
per farteli scoprire.
 
Questo è l'albero di Natale che il mio pastrugno ha fatto pochi giorni fa in classe con i compagni e la maestra Sabry.L'argomento trattato è quello di EXPO2015 con Foody e amici e quindi... ecco un albero speciale con Arabella, l'arancia, e Pomina, la mela ^___^
 

lunedì 1 dicembre 2014

Babbo Natale, va in pensione

Sabato scorso Mamma Mi ha comprato un libro davvero carino per il suo pastrugno. Una storia di Babbo Natale che fa capire ai bambini (spero anche ai grandi) quanto è importante cercare di evitare il peggio in tutto: basta con il pensare solo ed esclusivamente alla carriera, basta utilizzare sempre l'automobile...
L'autrice, Gabriella Sinigaglia, è stata proprio brava. Spero, che piaccia anche a voi, questa sua storia.
Buona lettura! ^___^ E....... buoni preparativi per la festa più bella dell'anno, il NATALE! ♥


Erano i primi giorni di dicembre, ma l'inverno, quell'anno, non voleva arrivare.

Non si era ancora visto un fiocco di neve e le renne, disperse, pascolavano nelle immense distese di muschi e licheni, alla ricerca di qualche ciuffo di erba fresca.

La cosa strana però, è che insieme a loro c'erano anche gli orsi polari.

Disorientati dal caldo, non si erano ancora avvicinati alla banchisa, né volevano saperne di andare in letargo.

Intanto, a casa di Babbo Natale, era arrivato il momento più atteso dell'anno. Il simpatico vecchietto, in pantofole sulla sedia a dondolo, stava per iniziare la lettura delle letterine ad una folla di folletti impazienti, accoccolati ai suoi piedi.

Di solito, per festeggiare il lieto evento, mangiavano biscotti allo zenzero e cannella, sorseggiando cioccolata calda, ma visto la calura eccezionale, avevano ripiegato su ghiaccioli e limonata fresca.

Ora vi immaginerete Babbo Natale nel suo tradizionale vestito rosso e i folletti nelle loro calzamaglie colorate.

No, niente affatto, non quell'anno.

Erano tutti in mutandine e canottiera.

Un momento, forse quelle di Babbo Natale non erano proprio mutandine!

E va bene, per i più curiosi, erano mutandone rosse, fatte a pantaloncino, con tanti piccoli disegni di renne. Mutandine o mutandone, quel che importa è che Babbo Natale iniziò a leggere la prima letterina.

 "Caro Babbo Natale,

sono stufo dei soliti giocattoli.

Quest'anno vorrei un telefono vero,

un cellulare, così potrò parlare

con i miei amici

ed inviare anche gli sms.

Grazie.

Matteo."

- Per mille renne! Che cosa sono gli sms? - esclamò preoccupato il povero vecchio.

- Sono i messaggi che si scrivono con i telefonini! - rispose il folletto scienziato.

- Sarà meglio leggerne un'altra! - sospirò deluso Babbo Natale.

"Caro Babbo Natale,

ormai sono grande

e i soliti giocattoli

non mi divertono più.

Vorrei una televisione vera,

tutta mia, per poter guardare

i miei programmi preferiti.

Grazie.

Camilla."

- Ci hanno scambiato per un negozio di elettronica! - disse indignato il folletto progettista.

Purtroppo le altre lettere non erano certo migliori: Filippo chiedeva un computer come quello di suo papà.

Francesca dei vestiti firmati per la sua Barbie, che faceva l’indossatrice.

Beatrice un set da trucco come quello della sua mamma.

Marco un aereo telecomandato, uguale a quelli veri, ma in scala ridotta.

-          Meno male! – commentarono i folletti – Non abbiamo mica un hangar per costruirlo! –

Nessuno si accontentava più dei normali giocattoli: tutti pretendevano regali sofisticati, da adulti o per lo meno che ne fossero una imitazione.

Come mai i bambini non desideravano più i giocattoli?

Babbo Natale era sconvolto. Così decise di uscire in giardino a prendere una boccata di aria fresca.

- Babbo Natale! - esclamarono i folletti in coro, - Dove vai in mutande? -
- Chi ha fatto quella bella scultura di neve, a forma di orso proprio davanti a casa? - chiese il vecchietto sulla soglia, non preoccupandosi affatto del suo abbigliamento.
- Non è una scultura, quello è un orso vero! La neve non è ancora arrivata quest'anno! - rispose il folletto più anziano.
- Per tutti i pupazzi di neve! Orsi polari in giardino, le mie renne ancora disperse e i bambini che non vogliono più i giocattoli! - disse sempre più agitato Babbo Natale - Il mondo è impazzito? Forse è colpa del caldo? - Poi aggiunse mogio - Sono troppo vecchio ormai, non riesco a stare al passo con i tempi. Se non posso più accontentare i bambini me ne andrò in pensione. Lascio il mio posto a voi e mi ritiro ai Caraibi. Almeno lì mi passeranno i reumatismi e potrò restare in mutande tutto il giorno! -

I folletti, preoccupatissimi, cercarono di dissuaderlo in tutti i modi ma poi pensarono che, in fondo, una vacanza gli avrebbe fatto bene. Così lo aiutarono a preparare la valigia e pregarono sua cugina, la Befana, di accompagnarlo.

La Befana brontolò un po': lei non aveva nessuna intenzione di andare in pensione e in quel periodo era molto indaffarata a preparare dolci e carbone da consegnare il 6 di gennaio.
Tuttavia, quando capì che Babbo Natale era davvero in crisi, accettò di buon grado, perché, come tutti sanno, sotto le sembianze di strega si nasconde un cuore molto, molto tenero.

- Ci penso io a farlo rinsavire! Va bene un Natale senza neve, ma un Natale senza Babbo Natale che Natale è? - disse con la sua voce roca - Voi confezionate i regali e vi prometto che, per il 24 dicembre, ve lo riporterò come nuovo! -

Detto fatto.
Poco dopo passò a prenderlo, a cavallo della sua turbo-scopa, sfoggiando una insolita tenuta estiva: occhiali da sole, minigonna a fiori e zaino in spalla, o meglio sulla gobba, perché guidando una scopa, la valigia era troppo scomoda.

In effetti, appena la vide, Babbo Natale sembrò ringiovanire all'istante. Memore dei vecchi tempi in cui avevano solcato i cieli come due pirati dell'aria, balzò a cavalcioni della scopa, rompendola.
Per fortuna il folletto progettista modificò l'aspirapolvere di Babbo Natale, che era più robusto e più adatto ad un viaggio così lungo, e i due partirono alla volta dei Caraibi.
Partito Babbo Natale, i folletti si riunirono per decidere cosa fare.
La situazione era grave: i bambini non potevano certo rimanere senza regali, ma d'altro canto, come noto a tutti, i folletti sanno costruire solamente giocattoli.
- Dobbiamo scoprire perché i bambini non vogliono più i giocattoli e per questo dobbiamo osservarli da vicino! - disse il folletto più anziano. - Partiremo oggi stesso, non abbiamo tempo da perdere! -
In fretta e furia radunarono le renne, grazie ai funghi di cui sono tanto ghiotte, e prepararono la slitta. La spedizione era composta dal folletto progettista, dal folletto scienziato e dal folletto più giovane, che con i suoi 200 anni era considerato un bambino.
Dimenticavo il folletto più anziano, che invece di anni ne aveva 400, l'unico in grado di guidare la slitta, oltre a Babbo Natale, naturalmente. 
In un attimo si ritrovarono in mezzo all'azzurro del cielo e sotto di loro le poche case del villaggio sembravano solo dei puntini lontani.

Ma presto entrarono in una fitta cortina grigia e, non vedendo assolutamente niente, furono costretti a lanciarsi in picchiata.

Le renne, una dopo l'altra, cominciarono a starnutire, i folletti, uno dopo l'altro, a tossire e la slitta sobbalzava e zigzagava come se fosse guidata da un ubriaco.

- Meno male che siamo usciti dalla nebbia! - esclamò il folletto più giovane.
- Non è nebbia, ma smog! - precisò il folletto scienziato, indicando l'enorme fila di veicoli in coda sotto di loro - Ora capisco perché fa così caldo. Questi gas di scarico, che ci hanno fatto tossire e starnutire, sono responsabili dell'effetto serra! -
- So tutto sulle serre! - esclamò il folletto più giovane, reduce da un corso di giardinaggio.
- Lasciano passare i raggi del sole che riscaldano l'aria e la terra e trattengono il calore, che non può più uscire. -
- Vuoi dire che la terra è avvolta in una copertina di smog che la riscalda troppo? - chiese il folletto progettista.
- Proprio così! Ora però dobbiamo trovare i bambini - disse il folletto scienziato - Come mai non sono fuori a giocare? -

In effetti, il panorama cittadino non era per niente invitante: case grigie, strade grigie e pochi alberi malconci, grigi.
Il tutto incorniciato da un cielo grigio, che  faceva appena filtrare un pallido sole.
Allora puntarono un palazzo alto, fatto tutto di vetro e si avvicinarono con la slitta in modo da poter sbirciare al suo interno. Ecco dove erano i bambini! In casa! Ma cosa stavano facendo?
Alcuni guardavano la televisione con aria annoiata, altri sembravano ipnotizzati di fronte al computer, altri ancora schiacciavano con foga i tasti dei videogiochi o dei telefonini.

- Meno male che Babbo Natale non è qui, gli si spezzerebbe il cuore! - sospirò il folletto più anziano.
- Questi bambini  sembrano così infelici! -
- Lo sono! - disse il folletto più giovane. - Guardate al terzo piano! Il bimbo biondo con la camicia a scacchi è Matteo, quello che ha scritto la prima letterina.

In questo istante sta pensando:
«Speriamo che Babbo Natale mi porti il telefonino così potrò sentire la voce di qualcuno che conosco mentre sono solo! Sono già le sei, dov'è la mamma?»
E la bimba con le trecce, al quinto piano, è Camilla, che ha scritto la seconda letterina.

Lei invece sta pensando: «Speriamo che Babbo Natale mi porti la televisione, così la metto in camera mia e il mio programma preferito mi terrà compagnia mentre faccio i compiti. Ma quando arriva papà?»
Il folletto più giovane aveva infatti il potere di leggere nel pensiero dei bambini; in realtà era una dote innata di tutti i folletti che si attenuava però con il passare degli anni.

Vi ricordate Filippo, Francesca, Beatrice e Marco? Anche loro abitavano in quel palazzo. Che coincidenza!

Filippo aveva chiesto un computer perché suo padre faceva il programmatore.
Francesca voleva vestiti firmati per la sua Barbie, perché sua madre lavorava per uno stilista d'alta moda.
Beatrice, che desiderava un set da trucco, aveva la mamma truccatrice e indovinate che mestiere faceva il papà di Marco, che voleva un aereo?
Quella non era una coincidenza, pensarono i folletti, e neanche spirito di imitazione. Era un modo per sentirsi vicini a mamma e papà, per essere solidali con loro condividendo la fatica di quel lavoro che li allontanava da casa troppe ore al giorno.

- E' quasi ora di cena! - disse il folletto progettista accusando un languorino,  - dove sono i genitori dei bimbi? -
- Sono imbottigliati nel traffico! - rispose il folletto più anziano.

Alla parola "traffico" il folletto scienziato si illuminò: - Ho trovato! Ho trovato la soluzione per tutti i problemi! -

Ma siccome, si sa, gli scienziati sono tutti un po' strani, non volle rivelarla a nessuno prima di essere di nuovo a casa.

Quell'anno Babbo Natale, più abbronzato che mai, consegnò regali a tutti i genitori! Sì, avete capito bene! Biciclette per tutti, grandi e piccini. Per riscoprire il piacere di stare insieme durante una sana pedalata.
Addio ingorghi, addio smog!

Papà e mamma ritrovarono finalmente il tempo per stare con i loro bambini ed insieme impararono nuovamente a giocare.

Vi chiederete: a giocare con cosa? Con i doni portati da Babbo Natale, naturalmente!

Ad ogni bambino fu regalato un progetto per realizzare, con l'aiuto di mamma e papà, il proprio giocattolo.

Camilla fece il suo televisore con uno scatolone di cartone, una lampadina all'interno e lo schermo di carta velina e si divertì un mondo a mettere in scena i suoi programmi preferiti, senza l'interruzione della pubblicità.

Matteo costruì un telefono con due bicchierini di plastica legati da un filo e ne fu entusiasta, anche se non mandava gli sms.

Filippo riuscì a riprodurre il primo computer dell'umanità: il pallottoliere.
Certo mancava la connessione internet, ma non si può avere tutto!

Francesca cucì per la Barbie splendidi vestiti, firmati da sua madre, con l'aiuto di carta modelli.

Beatrice si preparò da sola i trucchi usando, come da progetto, solo sostanze naturali e truccò con successo le bambole, se stessa e sua madre.

Con carta velina e bacchette di legno, Marco costruì uno splendido aquilone a forma di aereo. E non ci crederete,  imparò a farlo volare meglio di suo padre, che era pilota.

Insomma quel Natale, che era partito così male, fu un grande successo. Si divertirono tutti moltissimo, soprattutto il folletto progettista, che aveva lavorato come un pazzo, giorno e notte.

Quanto all'orso polare nel giardino di Babbo Natale, il folletto scienziato l'ha convinto poi ad andare in letargo.

Gli ha spiegato che, se tutti andranno in bicicletta, diminuirà l'effetto serra e quindi tornerà a fare freddo. Non so se l'orso abbia capito. Di sicuro non sapeva andare in bicicletta, forse per questo si è ritirato in letargo.

(Gabriella Sinigaglia)