Ti ho amato dal primo istante...

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martedì 21 gennaio 2014

Clarita dalle belle dita

Una storia ascoltata dal mio pastrugno all'asilo poco prima delle festività natalizie. Una storia letta dalla maestra, inerente l'argomento affrontato in questo anno scolastico 2013-2014: "mondo ...da abbracciare". La classe di mio figlio è volata con la fantasia in Brasile...

In una delle poverissime favelas, le baracche che guardano la grande città di Rio, abitava Felisiana con sei figlioli da far crescere. Un giorno, nel canale antistante la favela, spuntò il muso di un alligatore. Non vi dico lo spavento della donna: - Questo si mangia tutti e sei i miei maschietti! - prese la scopa e la ficcò nelle fauci del rettile per tenergliele aperte. Mentre chiedeva aiuto, però, vide l'alligatore piangere con lacrime grosse come noci.
Felisiana si commosse e gli tolse la scopa dalle fauci. L'alligatore disse: - Grazie, sarai compensata per la tua generosità. Io vedo il tuo futuro: avrai una bambina con le mani di fata. Non fargliele mai sciupare perché saranno la sua fortuna. Se mai avrai bisogno di me, vieni allo stagno Pantanello e chiedi di Palabro, mi conoscono tutti perché parlo con gli uomini. Arrivederci e auguri per la bambina, la chiamerai Clarita dalle belle dita! - e l'alligatore sparì sott'acqua.
Un anno dopo, mentre la città di Rio festeggiava il suo chiassoso carnevale, nacque Clarita dalle belle dita. Le sue mani erano così fini e delicate che i fratellini non osavano nemmeno toccarle.
Gli anni passarono e, appena Clarita fu capace di tenere in mano l'ago, il filo e il ditale, la mamma la mise in una scuola per ricamatrici: - Un giorno avrai la più grande sartoria di Rio, tutti vorranno farsi disegnare il costume di carnevale da te, ma ci vuole pazienza, costanza e sacrificio per imparare bene. Le tue belle mani faranno prodigi! 
Clarita arrossiva, lavorava e sperava. Ma un brutto giorno la mamma si ammalò. Quando sentì che la sua vita terrena era terminata, Felisiana chiamò la figlia e le raccomandò: - Risparmia le tue mani perché saranno la tua ricchezza. Me l'ha detto l'alligatore Palabro. Se hai bisogno di aiuto, vai a cercarlo allo stagno Pantanello.
La mamma fu messa a dormire il sonno eterno sotto una croce bianca e tutti e sette i figli la piansero disperatamente. Ma il babbo sentì subito il peso della famiglia; lavorava tutto il giorno e non poteva accudire ai figli. Dopo qualche tempo disse loro: - Ragazzi, vi ho portato una nuova mamma che avrà cura di voi.
Muti e stupiti, essi videro sistemarsi nella favela una bella ragazza bruna che cantava bene e ballava meglio.
Figurarsi se aveva voglia di star lì nella baracca a lavorare per sette ragazzi! Prese in disparte Clarita e le disse: - Io non sono venuta qui per farvi da serva, devo andare tutti i giorni alla scuola di ballo. Farò la spesa e amministrerò i pochi soldi di vostro padre. Ma tu farai i lavori pesanti e non m'importa nulla se le tue mani prodigiose si sciuperanno. Qui non c'è bisogno di ricami, ma di fatica. Su questi patti sono d'accordo con tuo padre; se non sei d'accordo, puoi andartene.
E dove? Clarita si ricordò della voce della mamma: - Non sciupare mai le tue mani, giuramelo!
Allora prese le sue poche cose, andò allo stagno Pantanello e chiamò a gran voce Palabro. Gli alligatori si passarono il richiamo e finalmente lo trovarono che russava all'ombra, sull'erba fresca: - C'è una signorina che ti cerca!
Confuso, l'alligatore la raggiunse e la riconobbe dalle splendide mani. Sapeva cos'era successo e affidò la fanciulla a Fides che la tenne come una figlia. Clarita, in compagnia di Fides e di suo figlio Eros, conobbe tutti i fiori della laguna, le piante, i giunchi, i muschi di Pantanello e imparò a ricamarli. - Perché non portiamo questi tappeti al mercato di Rio per venderli? Con i soldini guadagnati ci faremo una bella sartoria.
L'idea di Clarita piacque; i viaggi a Rio le consentirono di guadagnare, di rivedere i fratelli e di spiare tra i costumi che si preparavano per la sfilata di carnevale.
- Alla prossima sfilata, sbalordirò tutta Rio!
Clarita chiese aiuto a tutti i suoi amici animali con questa raccomandazione: - Soprattutto comportatevi bene, come se foste davvero uomini e donne!
Confezionò per sé, per Fides e per Eros dei vestiti ricamati di fiori tropicali, quali non si erano mai visti.
Ebbe l'ultimo posto nella sfilata di carnevale, ma era proprio ciò che voleva. Il pubblico si spellava le mani quando passò il suo carro dalle ruote di anaconda.
Sfilarono dietro a lei sessanta pantere in fila per tre, con la parrucca rossa, la gonnella di paglia e la coda che si agitava e faceva cri cri. Infatti in ogni coda era legata una gabbietta con i grilli. Seguirono sessanta fenicotteri rosa, in fila per tre, con un grande cappello di piume legato al collo con un papillon. Le zampe suonavano per i fitti braccialetti di conchiglie.
Poi seguì un urlo oceanico che esprimeva paura e meraviglia: avanzavano sessanta alligatori, in fila per tre, con la paglietta legata sotto il mascellone e il dorso coperto di gabbiani bianchi.
- Sembrano veri! - dicevano gli spettatori, maschere così non ne abbiamo mai viste!
Nessuno si accorse che erano animali veri, nemmeno la giuria che diede a Clarita il primo premio.
Il sogno di mamma Felisiana si realizzò: Clarita in breve ebbe la più grande e ricca sartoria di Rio, ma disse che aveva perduto i modelli delle pantere, dei fenicotteri e degli alligatori.
- Peccato, sembravano veri! - dice ancora la gente.

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