Ti ho amato dal primo istante...

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mercoledì 6 novembre 2013

La filastrocca di Pinocchio

Lo scorso venerdì 1 novembre è proseguita la narrazione de «La Filastrocca di Pinocchio». Eravamo arrivati QUI


Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che tuffatosi nel mare va Geppetto a ricercare.
Nuota e nuota, stanco rotto tocca alfin un isolotto e un Delfin la via, cortese, gli additava del paese.
E' dell'Alpi la città molto rara in verità: quivi oziosi e sfaccendati al digiuno son dannati.
Chiede un soldo per buon cuore il monello a un muratore. 
- Se mi porti la calcina ...
- Ma è pesante ...
- Allor, cammina ...
Una donna alfin, vedete, ha pietà della sua sete: «Anche un pranzo potrai se la brocca porterai».
Non stupite a tal spettacolo: l'appetito fa il miracolo e Pinocchio, per mangiare, si rassegna a lavorare.
Terminata la cenetta vuol dir grazie alla donnetta. Alza gli occhi ... O meraviglia! E' la Fata, o le somiglia?
«Mia Fatina, ti ho ritrovata! Eri morta e sei rinata! Con te sempre resterò ...» Sarà vero oppure no?

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che promette alla Fatina: «Andrò a scuola ogni mattina!». E diventa veramente una perla di studente che per voglia di studiare fa i compagni sfigurare.
Ecco gridasi stamane:  « E' arrivato il pescecane! ». Tosto al mar vanno i più scaltri e Pinocchio va con gli altri. Ma lo squalo ... è un'invenzione per burlare lo sgobbone: «Hai la scuola marinato! Anche tu sarai bocciato!».

E qui lazzi, parolacce, scherzi, smorfie con boccacce, già divampa la battaglia: fanno i libri da mitraglia. Un guerrier cade svenuto:  « Mamma, muoio ... Aiuto ... Aiuto ...». Spaventati dal malanno tutti a gambe se la dànno.

Sol Pinocchio dà conforto al ferito che par morto e in quell'atto - sventurato! - dai gendarmi è catturato. Grida invano il burattino:  « No, non sono un assassino! ».  Volete sapere come andò col brigadiere? ;)

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio arrestato ingiustamente ... (spesso accade all'innocente...)  Sulla via della prigione soffia un vento strapazzone, che volare fa il cappello dalla testa del monello.

 «Sor gendarme, se è contento, lo ripiglio in un momento ...». Lo ripiglia e ... gambe in spalla! schizza via come una palla. Di inseguir tal corridore ai gendarmi manca il cuore, quindi aizzano un mastino perché acciuffi il burattino.

Alidoro - il nome è questo del mastino tanto lesto - corre, vola ... ma Pinocchio salta in mar come un ranocchio. Dalla foga trascinato anche il cane s'è tuffato, ma nuotare, ahilui, non sa, beve, annaspa, affoga già.

Del nemico, con coraggio, va Pinocchio al salvataggio: per la coda te lo afferra e lo porta sino a terra.
Alidoro - e si comprende - molte grazie allor gli rende:  « Forse un dì t'incontrerò e il favor ricambierò».

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che dal mar scorge, distante, una grotta fumigante.  «Dov'è fumo, c'è anche fuoco: potrò alfin scaldarmi un poco». Così pensa, ed alla costa in pochi attimi s'accosta. 

Ma ritrovasi ad un tratto, sbalordito e stupefatto, nel bel mezzo d'una rete tra i colleghi che vedete.


Quindi appare un pescatore tutto verde di colore: verdi gli abiti, la faccia, i capelli e la barbaccia.
Nella grotta egli prepara una cena molto rara e tra un polpo ed un muggino trova ... il pesce-burattino.
Già Pinocchio pensa afflitto: «O che morte, morir fritto!». Gli altri pesci infarinati in padella son cascati ...
Sta Pinocchio, proprio in quella, per finir nella padella ...  «Alidoro! Aiuto! Aiuto!» (Vedrai poi quel che è accaduto.)

Qui continua l'avventura di Pinocchio testadura che in padella a capofitto stava già per finir fritto: ma Alidoro, il can mastino, soffia al cuoco lo spiedino; con un balzo quindi trotta ben lontano dalla grotta.
- Alidoro, grazie assai!
- Fratel mio, che dici mai? Tu dal mare mi salvasti: siamo pari, e questo basti!

Per tornar dalla Fatina or Pinocchio s'incammina mentre il cielo a pecorelle versa l'acqua a catinelle.

Bussa e bussa ... s'è affacciata la portiera della Fata, la lumaca Gambalesta con un lume sulla testa.
«Lumachina, scendi in fretta ...». Passan l'ore, aspetta e aspetta ... il monello si spazienta e al portone un calcio allenta. Ahi, nel legno il piede entrò ed indietro non tornò: mezzo in casa e mezzo fuori, per Pinocchio son dolori ...  «Verrà un fabbro a liberarti! Mangia un po' per consolarti ...» ...Ma la bella colazione è di gesso e di cartone ...

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio: la Fatina, sempre buona, nuovamente lo perdona. Il monello ora si pente, è una perla di studente e agli esami, con onore, lo promuove il professore. Per premiar tanto successo la Fatina gli ha promesso: «Più di legno non sarai, un vero uomo diverrai!». Dell'atteso avvenimento è Pinocchio assai contento e i compagni a festeggiare pensa tosto d'invitare.

Tra i compagni il prediletto è un astuto ragazzetto, meglio noto col nomignolo buffo invero di Lucignolo. Ma Lucignolo, o disdetta, il suo invito non accetta: «Io vi lascio, cari sciocchi: vo' al Paese dei Balocchi!». 

 «Che paese! Che abbondanza! Tutto l'anno fai vacanza, niente scuola né lezioni, solo giochi ed attrazioni!». 

«Ecco il carro pel viaggio ... Tu che fai? Vieni? Coraggio!». Ma Pinocchio esclama: «Ohibò, alla Fata che dirò?».

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che un'ennesima occasione mette in grande tentazione. Ecco il carro che ogni mese dei Balocchi va al paese: di ragazzi è già strapieno, ce n'è cento per lo meno.

Sta a cassetta, dolce e tondo, un omino rubicondo che a Lucignolo ben tosto sulle stanghe trova posto. Dice quindi il vispo omino al dubbioso burattino: 
- Se tu pure vuoi venire, a cassetta puoi salire ...

E Pinocchio sul momento si decide al tradimento:
- Addio, Fata! Vengo anch'io, ma viaggiando a modo mio.

Con perfetta esibizione a un ciuchin balza in arcione, ma la bestia si ribella e lo scalcia dalla sella.

Stando a terra scopre che quei somari han scarpe ai pié: ciuchi rari, asini strani, hanno scarpe da cristiani ...

Monta alfin Pinocchio in groppa. Ma il ciuchin mentre galoppa sembra dir nei suoi ritardi: «Piangerai, ma sarà tardi!».

Qui continua l'avventura di Pinocchio testadura in viaggio - aprite gli occhi - pel Paese dei Balocchi.
Nella notte il burattino sente piangere un ciuchino, ma a svelar questo mistero manca il tempo per davvero: ecco già la comitiva nel fatal paese arriva e l'accolgon urli e lazzi di migliaia di ragazzi.
Che paese! Per la via c'è un tal chiasso, un'allegria! Far baldoria e confusione è la sola occupazione.

Qui si corre in bicicletta, là si salta e si sgambetta, qui si recita, si balla, si gareggia con la palla.
Nei teatri a tutte l'ore c'è gran folla e buonumore; per di più sopra la cassa leggi: «Gratis qui si passa!». 

Libri, scuole ed insegnanti son vietati a tutti quanti: ogni giorno si fa festa gente mia, che vita è questa!

Quando a sera il burattino va a dormir nel suo lettino stanco è, sì, ma non si lagna del Paese di Cuccagna.

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che un mattino si ridesta con un certo mal di testa. A specchiarsi nel catino balza inquieto il burattino e si scopre un morbo raro: ha due orecchie da somaro!
Le ricopre prontamente per uscire tra la gente e Lucignolo, il compare, va di corsa a visitare.
- Come stai, caro Lucignolo?
- Mi fa male il dito mignolo ...
- Ah, perciò porti il berretto?
- Il dottore me l'ha detto ...
- Decidiamoci, perbacco, a gettar questo colbacco ...
Ecco il vero, gente mia: han la stessa malattia.

Sopravviene in quel momento un fatal peggioramento: giù carponi son cascati i due poveri malati.
E marciando, come vedi, non più a due, ma a quattro piedi, si trasformano i monelli in due bigi somarelli.

Singhiozzando ora i meschini mandan gemiti asinini: e ragliando a sazietà fanno in coro:«Ih, ah! Ih, ah!».

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che un ciuchino è diventato con l'amico sciagurato. A trovarli con piacere torna adesso il carrettiere, che li liscia a meraviglia e li lustra a brusca e striglia.
Alla fiera dei somari fa l'omino buoni affari, proclamando con gran chiasso:«Ciuchi! Ciuchi a prezzo basso!».
Di Lucignolo l'acquisto fa un padrone crudele e tristo, che lo lega alla carretta sempre a suono di bacchetta.
Di Pinocchio il compratore è d'un circo il direttore, che vuol far del burattino un artista ballerino.
Or Pinocchio strilla e raglia ché non vuol mangiar la paglia: «Senti senti, spero almeno che gradisca un po' di fieno!».
«Manco il fieno? Allora gusta il sapore della frusta ...». E giù colpi sul groppone di quel povero ghiottone. Ma la fame è cosa triste e nessuno le resiste: or Pinocchio, con gran pena, mangia paglia a pranzo e a cena.

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che - per forza - è diventato un somaro ammaestrato. Questa sera dà spettacolo il ciuchino del miracolo ed il circo è zeppo già di persone d'ogni età. Sulla scena egli s'avanza con sussiego ed eleganza e sull'una e l'altra gamba danza il valzer e la samba. Ad un colpo di pistola più non balla, più non vola: finge d'esser moribondo ... Bravo! Applausi! Un finimondo.

Or Pinocchio ha da mostrare che nei cerchi sa saltare ma il pigrone, sempre al trotto, preferisce passar sotto. Al gran salto l'indolente si decide finalmente: sbaglia il passo, casca giù e non può rialzarsi più.

Vuol schiattare dal furore del gran circo il direttore: «Di uno zoppo che ne fo? Forse venderlo potrò...». Per due soldi l'ex artista, esiliato dalla pista, passa a un tal dal cuore duro che vuol farsene ... un tamburo.

Qui continua, aprite l'occhio, la sventura di Pinocchio: la sua pelle oggi è richiesta per suonarla il dì di festa. Al padrone serve morto il somaro poco accorto: prima in mar lo affogherà, quindi poi lo spellerà.

Con un sasso attorno al collo l'asinello casca a mollo balbettando:  «Glu, glu, glu, questa volta resto giù!».

D'ogni parte, a mille a mille, corron squali, tonni, anguille a gustar quel rancio raro: carne fresca di somaro. In un attimo i ghiottoni fanno l'asino a bocconi tralasciando però il legno, cibo insipido ed indegno. 

Dormicchiava da un par d'ore sugli scogli il compratore. Quando alfin se ne ricorda tira a sé la lunga corda. Ma pescando un burattino vivo al posto del ciuchino si dispera e grida:
- Ohibò! Il tamburo come lo fo?
E Pinocchio, quel burlone:
- Picchierai sul tuo testone!
...Poi, ridendo a crepapelle, porta in salvo la sua pelle.

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura in cui Pinocchio sfugge al rischio poco bello di finire tamburello. Mentre a nuoto in mezzo al mare va Geppetto a ricercare scorge là, sull'isoletta, una piccola capretta. Misteriosa caprettina dalla lana blu turchina, che vuoi dir col tuo belato al monello sventurato?

«Presto, vola, o sei perduto, il gran mostro ti ha veduto: è in agguato da stamane il tremendo Pescecane!».

Quanta pena in quella voce! Ma lo squalo è più veloce. Più Pinocchio non gli scappa: lo raggiunge e ... se lo pappa. 
Nero più del nero inchiostro è lo stomaco del mostro, dove un tonno tutt'intero già si trova prigioniero.
- Sor Pinocchio, riverito!
- Anche lei fu digerito?
Su, vediamo se ci riesce di sortir da questo pesce ...

Ma lontano un lumicino fioco ammicca al burattino ...
- Chi sarà? Vado a vedere.
- Vada, io resto. 
- Addio!
- Piacere.

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che nel ventre dell'immane puzzolente Pescecane chi mai trova? Il buon vecchietto, il suo babbo, il suo Geppetto! che al chiaror d'un lumicino sta facendo uno spuntino.
Figuratevi i bacioni, le festose acclamazioni: «Figlio mio, t'ho ritrovato! Ora muoio consolato ... Son due anni al calendario che qui vivo solitario: la mia barca naufragò ed il mostro l'ingoiò. Quella volta, caro figlio, andò a picco anche un naviglio: si salvarono dai guai tutti a nuoto i marinai, ma lo squalo in un boccone inghiottì vele e timone, sgranocchiando senza pena scafo, àncora e catena. Per fortuna, figlio bello, tra i rottami del vascello trovai cibi e scatolame per saziare la mia fame ...».
Ma Pinocchio al suo papà vuol ridar la libertà:«Presto, andiam verso l'uscita, ché qua dentro non è vita».

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che dal mostro addormentato guida in salvo il babbo amato. Dopo più d'un ruzzolone nella pancia del bestione si ritorna per fortuna a vedere un po' di luna. Ma d'un tratto, ch'è accaduto? Il sor pesce ha uno starnuto ed in terra col babbino rotolar fa il burattino. Per uscire in alto mare l'alpinismo c'è da fare, valicando arditamente l'alta vetta d'ogni dente.

Sorpassata una catena già li attende nuova pena, ché gli squali han da natura una doppia dentatura. Sulle spalle del figliolo sale alfin il legnaiolo ed un tuffo porta - oplà! - l'uno e l'altro in libertà.
«Babbo caro, tienti stretto!» dice il figlio al buon Geppetto, e l'audace nuotatore senza fare alcun rumore con lo stile delle rane nuota attorno al Pescecane: «Dormi pure, ch'io son desto! Non svegliarti tanto presto!».
Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio per salvar papà Geppetto nuota e nuota il poveretto. Ma la riva non si vede e Pinocchio è stanco ... cede ... Per fortuna a mezza via trova aiuto e compagnia. Anche il Tonno, adesso adesso, scappò via senza permesso dal tremendo Pescecane per cercare acque più sane: dei tapini sente pena e li prende sulla schiena. Ah, che comodo, che bello navigar su un tal battello!

In breve ora il Tonno arriva col suo carico alla riva ed in cambio dell'aiuto non accetta che un saluto. Quando il vecchio e il burattino si rimettono in cammino, sul sentier, mogi e tremanti, stan due strani mendicanti.
«Triste fine avete fatto, Donna Volpe e Mastro Gatto ... Ma su allegri: ancora c'è qualche sciocco come me».
Chi dà alloggio, o meraviglia, di Pinocchio alla famiglia? Ma guardate: è il vecchio Grillo, vivo, vegeto ed arzillo.


Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che al buon Grillo chiede un letto per curar babbo Geppetto: per il freddo e per la fame s'è ammalato il falegname, e non c'è pane né panna nella misera capanna.

Va per latte il burattino a bussar da un contadino, e quel latte per pagare dovrà il bindolo girare.
Con il bindolo che gira su dal pozzo l'acqua tira: cento secchi ne ha cavato fin che il debito è pagato.
Di Pinocchio e del contratto l'ortolano è soddisfatto:  «Del mio ciuco sei più forte! Il meschino è presso a morte». 

Nella stalla, in fondo in fondo, sta il ciuchino moribondo ... Però scorge, da un sol occhio, il nasone di Pinocchio. «Son Lucignolo!» egli dice. Quindi spira, l'infelice. E Pinocchio all'amicone dona un mesto lacrimone. 

Col bicchier di latte pieno torna a casa più sereno ed al babbo giura qui: «Al lavoro andrò ogni dì».

Qui continua, aprite l'occhio, l'avventura di Pinocchio che guadagna assai quattrini a far ceste e panierini. Di sua mano, per Geppetto, fabbricato ha un bel carretto e lo porta a passeggiare ogni sera in riva al mare.

«Col denaro risparmiato voglio andar - dice - al mercato per comprare da un mercante un vestito più elegante». 

Ma per via trova ... indovina? Quella vecchia Lumachina ... che a servizio ed a giornata stava un tempo dalla Fata.

- La Fatina è all'ospedale, ha la febbre, sta assai male e non ha, la poveretta, da pagarsi almen la retta ...

- Lumachina, corri, vola, non lasciarla dunque sola: questi soldi le darai e domani altri ne avrai.

Mezzanotte ... il burattino fa il centesimo cestino: guadagnare ora dovrà per la Fata e per papà.

Si addormenta, finalmente, ma nel sogno vede e sente la Fatina tutta azzurra che qualcosa gli sussurra ...

Qui per poco ancora dura di Pinocchio l'avventura, che dormendo sogna e sente sussurrare dolcemente: «La tua testa fu più forte d'ogni colpo della sorte, c'è un buon cuore nel tuo legno: d'esser uomo ormai sei degno».

Dal bel sogno il sole in festa coi suoi raggi lo ridesta. Ma chi balza dal lettino del nasuto burattino?

«Guarda, guarda, non c'è più il mio naso a punta in su: se lo specchio mi è sincero son di carne, sono vero!».

Nella tasca del vestito un tesoro chi ha cucito? (certi sarti stanno, o gente, nelle fiabe solamente...)
In tinello ecco Geppetto: è guarito il buon vecchietto e abbracciando il suo figliolo torna a fare il legnaiolo. 

«Della Fata fu un portento!», dice il bimbo, arcicontento. Ma di fate, ben si sa, c'è oggigiorno scarsità: il portento - aprite l'occhio - l'ha operato il buon Pinocchio ... Tanto errò, soffrì, imparò che un vero uomo diventò.

(Gianni Rodari)

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